venerdì 23 settembre 2011

Concretezza


La mente umana è meravigliosa. È di certo la cosa più complessa presente sulla terra, forse dell'universo, è incredibile quello che riesce a fare, spesso ce ne dimentichiamo, lo diamo per scontato, ma ci sarebbe da meravigliarsi ogni giorno. È sorprendente quanto siamo riusciti a comprendere della realtà, forse non riusciremo mai a comprendere tutto, probabilmente è molto di più quello che non sappiamo, ma è già tantissimo quello che sappiamo. Non era scontato che la realtà fosse comprensibile e che lo fosse fino a questo punto. Anche la tecnologia attuale di cui godiamo (ed in qualche caso soffriamo), deve tutto alla nostra capacità di comprendere quello che ci circonda e quindi di agirvi. Però ci sono campi in cui la comprensione è andata più avanti ed altri in cui si è sempre al punto di partenza, o poco più. Si è studiato, ci sono stati personaggi che ricordiamo per il loro contributo, eppure tutto quello che avevano scoperto viene messo in discussione, altri ripartono completamente da zero ignorandolo, ritenendolo errato nell'approccio complessivo. Questo accade nelle scienze umane, sociali ed economiche. Accade certamente perché la presenza umana rende le cose più complesse, ma accade anche perché vedere le cose in un modo oppure nell'altro porta a conseguenze, può favorire qualcuno rispetto ad altri, insomma ci sono (come si suol dire) interessi dietro. Se in un campo c'è molta confusione, si fatica ad arrivare a punti fermi, ci si può giurare: ci sono interessi dietro. Lo prenderei come un dato di fatto, un principio che difficilmente può essere messo in discussione, gli esempi si sprecano, ognuno può andare a vedere ed accorgersene.

Dunque, in questi casi, è possibile arrivare a conclusioni opposte, pur in maniera apparentemente corretta, a volte addirittura portando prove e dimostrazioni a favore dell'una e dell'altra tesi. Certo andando a scavare in queste 'prove', in molti casi, si scopre che le due tesi non sono proprio equivalenti. Ma per andare a scavare è necessario avere le capacità, il tempo ed, in molti casi, l'accesso alle fonti. Solo allora è possibile scoprire come stanno realmente le cose ed a volte non è neanche sufficiente. Queste difficoltà ci sono, proprio nei campi che ci riguardano più da vicino, proprio riguardo a ciò su cui dovremmo avere le idee più chiare. Così va a finire che si cercano scorciatoie, che ci si fa un'idea di massima e si rimane vicini ad essa e si cercano di inquadrare le cose secondo quell'ottica.
Tutto questo solo per dire qualcosa che sappiamo e che ci ripetiamo sempre: che non dobbiamo credere a tutto quello che ci viene detto, che dobbiamo utilizzare il nostro senso critico. D'altra parte a volte il senso critico non basta, a volte, proprio per la difficoltà di comprendere come stanno veramente le cose, si instaurano abitudini, modalità di pensiero, su cui ci adagiamo e finiamo per rigettare tutto quello che arriva da una fonte e per accettare tutto quello che arriva da un'altra. Finisce che siamo critici con la scienza ufficiale, con le interpretazioni accettate di alcuni fatti e non lo siamo altrettanto nei confronti di quelle 'alternative'.
Così a volte le menti più critiche, più feconde, più attente si perdono dietro teorie affascinanti, ma difficilmente provabili o confutabili, dietro possibilità interessanti, ma dubbie. Insomma è forte il rischio che chi evita le strade battute da tutti e vuole, giustamente, esplorarne altre, finisca per perdersi in queste strade. D'altronde è un rischio che vale la pena correre, se non ci fossero persone disposte a correre questo rischio, saremmo persi.
Io mi permetto solo di ricordare a queste menti di tenere sempre e comunque gli occhi aperti; di non rimanere troppo affascinati da cose che sembrano spiegare molto, ma sono basate solo sulla combinazione azzardata di elementi diversi, sulla base di intuizioni più o meno estemporanee. Tenerne conto certo, lasciarle in un angolo come possibilità, cercare prove che le confermino o smentiscano, ma rimanere comunque in ascolto, soprattutto non dimenticare le cose più elementari.

Ricordo questo perché, come sappiamo, c'è chi vuole manipolarci, è evidente che sia così, non potrebbe non essere così. Ci sono disparità sociali, privilegi, c'è chi è favorito dalla situazione attuale e chi è sfavorito, chi avrebbe interesse a rimuovere disparità sociali e privilegi e chi vorrebbe mantenerli ed anzi accentuarli, mettersi maggiormente al sicuro dalla possibilità che gli vengano tolti. Coloro che vogliono mantenerli ed accentuarli sono pochissimi, sono una minoranza, dunque non si spiegherebbe come riescano a mantenere le cose. Ci riescono, appunto, nascondendo come stanno alcune cose, distorcendone altre, inventandone altre ancora. Tipologie diverse di persone vengono manipolate in maniera diversa, ci sono le panzane per l'uomo comune che alle menti più raffinate sembrano ridicole e complicatissime trame che invece allettano queste ultime portandole lontane e rendendole innocue per il vero potere.

Non ho soluzioni, purtroppo, ma inviterei tutti a rimanere sempre su più piani, a non rinunciare ad un fronte perché sembra meglio un'altro, a non rinunciare a nessuna arma e nostra disposizione, neanche spuntata come può essere quella del voto, a non sottovalutare alcun nostro contributo, che può sembrare piccolo come quello dell'attenzione alla sostenibilità delle nostre scelte ed a quello che acquistiamo e che non acquistiamo, del gesto o della parola giusta nella vita quotidiana. Ogni nostro atto influenza quello che accade, sono piccolissimi contributi, ma tutti insieme formano lo stato attuale delle cose, se fossimo tutti coordinati potremmo decidere immediatamente in che direzione andare, purtroppo siamo lontani da questo, ma almeno facciamo quello che possiamo, accettiamo la strada intrapresa da altri, favoriamola, evitiamo di combatterci tra noi, di dividerci su sfumature ed accettiamo di fare anche piccoli passi se non si trova la maniera di farne di grandi.
C'è sempre stata una contrapposizione tra chi vuole cambiare le cose immediatamente, di colpo, anche violentemente e chi vuole farlo gradualmente, scivolando verso una società migliore. Mi pare però che le rivoluzioni abbiano risolto poco, che spesso ne sono seguite delle restaurazioni, che nel caos prendano il sopravvento le persone peggiori e spesso si sia finito per peggiorare le cose. D'altra parte lo scivolamento continuo spesso si arresta ed indietreggia, appena l'attenzione si abbassa, appena si danno per acquisiti alcuni punti, gli avanzamenti sono limitati, vengono concessi solo finché si rimane all'interno di determinati schemi. I nemici sono anche chi vede queste strategie come inconciliabili, potrebbero invece associarsi, quella cruenta come spauracchio, sempre in procinto di scatenarsi e lo scivolamento appoggiato da tutti, senza contrasti da parte di chi vuole "far emergere le contraddizioni", approfittando invece di ogni piccolo passo nella giusta direzione. 



Sintesi per chi, giustamente, si rifiuta di leggere un post così lungo, inutile per chi l'ha letto:
 
Non è un caso che nelle scienze sociali ed in quelle economiche ci siano più teorie contrapposte e meno (o nessuno) punti fermi. La causa è la complessità delle questioni, ma ancor più il fatto che una teoria o l'altra favoriscono interessi diversi e dunque si passa da un confronto scientifico ad uno di forze contrapposte. In questi campi, dunque, è più difficile affidarsi ad esperti, perché non è sempre evidente da quale parte stanno, poiché, purtroppo, in questi campi, non c'è solo la parte della ricerca della conoscenza, ma anche e soprattutto quella della convenienza. Chi è in grado di farlo, ha le capacità, la volontà ed il tempo, dovrebbe approfondire da solo ed affidarsi il meno possibile ad esperti e comunque verificare quello che dicono. Se si comincia a costruire su affermazioni di esperti dandole per buone, si può arrivare a conclusioni erronee pur ragionando correttamente. In molti casi la manipolazione che conosciamo si spinge fino alla scienza. Tipologie diverse di persone vengono manipolate in maniera diversa, ci sono le panzane per l'uomo comune, che alle menti più raffinate sembrano ridicole e complicatissime trame che invece allettano queste ultime e finiscono per neutralizzarle. Lo scopo è sempre quello di dividere. Ribadisco il mio solito invito a non dividerci, a guardare e capire il percorso di ognuno, a saper riconoscere chi cammina nella stessa direzione anche se in maniera diversa e ad accompagnarsi invece di contrapporsi discutendo sul come agire e finendo per denigrarsi e combattersi.
Dovremmo coordinarci, se possibile, ma comunque rispettarci ed aiutarci a distanza.



mercoledì 22 giugno 2011

La democrazia dei cittadini



Per la maggioranza, il governo e soprattutto il padrone di quasi tutto sono tempi duri.
Dopo la batosta delle aministrative ora arriva quest'altra dai referendum.
Se avesse mantenuto la posizione iniziale di non indicazione del voto, poteva esserlo di meno (lo era comunque perché si abrogano leggi volute da questo governo a parte dettagli). Ma considerando l'indicazione di non andare a votare (secondo me non legittima quanto lo sarebbe stato indicare di votare no), più, soprattutto, tutti i mezzucci utilizzati per far andare male il referendum (non accorpamento con le amministrative, con conseguente maggiore spesa di 350 milioni di euro, divieto di parlarne fino ad un paio di settimane fa ed anche dopo tribune messe in orari impossibili, telegiornali che ne parlavano pochissimo e male, dando anche indicazioni sbagliate sui giorni del voto). Considerando tutto ciò è una sonora sconfitta. 
Questa volta non hanno margini per buttarla in caciara!
Hanno straperso!

Ma più che degli sconfitti vorrei parlare dei vincitori che sono di certo i cittadini.
C'è una giustissima contestazione di tutti i partiti che è esplosa con tangentopoli (ma probabilmente covava anche da prima), che ha cercato rifugio più o meno momentaneo in nuovi o rimodernati partiti, ma che non ha trovato soddisfazione spingendo molti, sempre di più, verso l'astensione. Questa insofferenza verso i partiti, ogni tanto ha avuto manifestazioni visibili: nei girotondini, nell'onda, nel movimento 5 stelle, nel popolo viola, ma non trova rappresentanza vera in nessun partito. Sono persone attente che hanno capito molto della politica, molto più di quanto i politici credano ed altre che vanno dietro sentendo a pelle l'ondata. Sono soprattutto cittadini consapevoli dei propri diritti, stanchi di essere ingannati e strumentalizzati dai partiti, che vogliono fare politica (nel senso alto, più vero della parola) in prima persona, che non vogliono delegare, che si danno da fare per cose concrete, indipendentemente da ideologie e visioni più ampie che ognuno ha personalmente.
Mi pare che prima a Milano e Napoli e poi, soprattutto, con i referendum abbiamo vinto NOI.
Ha vinto ognuno di noi, sia chi si è dato più da fare, chi ha raccolto a suo tempo le firme, organizzato le associazioni, sia chi è tra i molti che ne ha parlato nei blog e su facebook, che è andato ad attaccare i volantini che si era stampato a casa propria, che li ha messi nelle cassette della posta dei vicini, che ha sensibilizzato familiari, amici e colleghi, che è andato a spronali fino al giorno del voto ed anche chi è semplicemente andato a votare. Abbiamo vinto tutti, ma soprattutto abbiamo preso coscienza che SI PUÒ FARE!
Questo mi pare più importante ancora dei risultati raggiunti che già sono importanti!
Non avremo il nucleare in Italia (forse non lo avremmo avuto comunque? magari si, ma a che costo? ci avremmo buttato comunque bei miliarducci, che poi era l'interesse principale di chi lo voleva), i comuni non saranno costretti a svendere ad ogni costo l'acqua (si privatizza anche ora ed io, per esperienza personale, ho visto come non convenga sotto nessun punto di vista, ma i comuni non saranno costretti a farlo e potranno scegliere), i presidenti del consiglio (così in generale ;-) ) avranno meno pretesti per non presentarsi in tribunale quando incriminati.
Dunque ce n'è di che festeggiare, ma soprattutto, credo che sia da festeggiare la presa di coscienza che SI PUÒ FARE, che ce la possiamo fare, che se ci organizziamo con obbiettivi ben chiari e condivisi possiamo prevalere sui partiti affaristi. Saranno loro, poi, a seguire (come è avvenuto ora), se faranno quello che i cittadini gli chiedono.
Come deve essere e come speriamo che sempre più sarà!



sabato 28 maggio 2011

Qualunquismi





Basta con il qualunquismo grillesco! 
Ci vogliono proposte concrete, utili al paese, di ampio respiro.
Si potrebbero portare un paio di ministeri a Milano! Questa si che sarebbe una proposta intelligente.
Se ne potrebbero portare altri due a Napoli, questo sarebbe perseverare intelligentemente sulla strada giusta.
Si potrebbero poi riportare a Roma, magari in occasione di eventuali ballottaggi futuri nella capitale ed il ritorno dei ministeri avverrebbe in quel momento solo per un caso, sia ben chiaro.
Si potrebbe aprire un bel casinò in ogni comune!

Si potrebbero fare campi da golf nei parchi cittadini.
Si potrebbero azzerare tutte le multe e magari azzerare anche tutte le tasse perché no? Lo stato si potrebbe alleggerire molto licenziando in blocco tutti i suoi dipendenti assenteisti (a parte i politici che devono portare avanti questa ed altre riforme per il paese) offrendo i loro posti ai disoccupati (momentaneamente non sarebbero pagati, ovviamente, ma d'altronde non lo erano neanche prima, dunque di cosa si dovrebbero lamentare? Almeno avrebbero un lavoro e contribuirebbero al miglioramento dei conti dello stato). Con questo si risolverebbe il problema delle tasse e quello della disoccupazione a costo zero! Gli altri costi verrebbero pagati con offerte volontarie da parte di privati. Ci sono tanti privati che smaniano dalla voglia di offrire denaro ai politici, oggi lo devono fare nascostamente, domani potranno farlo liberamente, alla luce del sole! Loro sarebbero contenti di questo, il popolo sarebbe contento di non pagare tasse!
Si potrebbero chiudere le scuole facendo la gioia di tanti bambini e ragazzi e questa sarebbe la più grande riforma della scuola, addirittura superiore a quella della Gelmini che era già di tutto rispetto!
Si potrebbero chiudere gli ospedali, abolendo per decreto le malattie, si sta pensando ad una legge chiamata provvisoriamente della malattia breve, per ora si preferisce non divulgare i dettagli, ma è una soluzione veramente innovativa e risolutiva. Basta con le malattie, i malati, gli ospedali ed altre cose del genere! D'altronde dopo la risoluzione del problema del cancro, è rimasto ben poco da curare ed infatti si stanno già da qualche tempo chiudendo molti ospedali e reparti.
Un'altro bel taglio si darebbe abolendo polizia e carabinieri, che sarebbero sostituiti da ronde padane e polizie private. Si potrebbero chiudere i tribunali evitando così tutte le lungaggini dei procesi che sappiamo, tanto si sa che i giudici sono in mala fede, lasciamo decidere al popolo con elezioni, televoto e manifestazioni di appoggio chi è innocente e chi colpevole, d'altronde, come dicevano i latini: 'Vox populi, vox Dei' (o Die)! E poi, ormai, bloccato l'ingresso degli stranieri nel nostro paese, non ci saranno più crimini e non ci sarà più bisogno né di polizia, né di tribunali, né di carceri! Sia ben chiaro questo finché non riandranno al governo i comunisti, che se accadesse, quelli riaprirebbero le porte, costruirebbero moschee ed inviterebbero gli africani a stuprare le vostre donne!
D'altronde si è già dimostrato che la volontà di combattere il qualunquismo è concreta, quando si è tolta ai cittadini la possibilità di scegliere i candidati, è stato proprio per evitare che si scegliessero candidati qualunque. Si è trattato, appunto, di una lungimirante mossa contro il qualunquismo. 




venerdì 27 maggio 2011

Verità da Battaglia


Il 28 aprile scorso ad Annozero abbiamo sentito delle affermazioni fatte dal professor Francesco Battaglia, che hanno lasciato me e molti altri a dir poco stupefatti. Le sue affermazioni erano molto lontane dal sentire comune, dunque fino ad allora vevamo sentito solo chiacchiere ed ora finalmente sentivamo uno scienziato vero? Il professore ospite della puntata ha effettivamente validi titoli accademici (anche se solo parzialmente attinenti con l'argomento nucleare e soprattutto radiazioni ed effetti delle stesse), ma era sicuramente in grado di interpretare studi sull'argomento meglio di me e di altri.

Ho provato allora a confrontare le sue affermazioni più inverosimili con i dati di organismi autorevoli ed indipendenti.

Battaglia: Il fotovoltaico e l'eolico sono una colossale frode!
I motivi non li spiega però, dice che li dirà dopo, ma inizia invece ad elencare alcuni modi in cui si può produrre energia.
Battaglia: L'energia si può produrre solo in quattro modi: con l'idroelettrico, bruciando carbone, bruciando gas e con la fissione nucleare. Non ce ne sono altri!
Non ce ne sono altri? Ovviamente tutti sanno che ce ne sono altri, dunque ha detto, alla lettera, una falsità evidentissima (in realtà esistono anche eolico, fotovoltatico, solare a concentrazione, geotermico, energia tratta dal moto ondoso e dalle maree e ce ne sono allo studio altri). Ma passiamogli che volesse intendere 'principalmente', volendo surrettiziamente far passare l'idea che gli altri modi siano marginali, che quelli veri siano solo quelli elencati da lui. Se intendeva questo, ha detto comunque una falsità, perché attualmente in Italia il nucleare non c'è e dunque non andava messo in quell'elenco, se vogliamo considerare l'utilizzo in altri paesi abbiamo consumi percentuali molto diverse in base alle possibilità ed alle scelte fatte da ogni paese. In alcuni stati il nucleare è importante, in altri meno, in molti è assente. In ogni caso, se vogliamo ragionare a livello planetario, stiamo confrontando il nucleare, le cui percentuali vanno diminuendo nel mondo (unica fonte di energia che diminuisce anche in valore assoluto, tra l'altro), con le rinnovabili che sono solo all'inizio (a parte l'idroelettrico che ne è, per ora la componente maggiore) e che si svilupperanno se ci si punterà. Ragionando nella sua maniera, dunque, non si dovrebbero mai sviluppare nuove tecnologie, valutanto che nessuno le utilizza ancora?
Più avanti cerca anche di suggerire che il solare c'è da 40 anni e non si è sviluppato, in verità il solare era effettivamente troppo costoso, ma i suoi costi continuano a diminuire, mentre quelli del nucleare ad aumentare, tanto che era uscito uno studio secondo il quale il sorpasso ci sarebbe già stato nel 2010, poi pare che sia stato in parte smentito, in ogni caso se i costi di una tecnologia continuano a scendere e quelli di un'altra continuano a salire, è solo questione di tempo per il sorpasso. Tantopiù che il nucleare ha dei costi nascosti (i danni ambientali, il deposito definitivo delle scorie a decadimento più lungo, la dismissione delle centrali stesse) che quando vengono conteggiati lo rendono già oggi improponibile proprio per i costi.
Battaglia: Sarebbe possibile sostituire uno solo dei 30 Gw di cui abbiamo bisogno con 10, 100, 1000 Gw prodotti con il fotovoltaico? No! Perché perche il sole non brilla 24 ore su 24!
Se parliamo solo della produzione con fotovoltatico potrebbe anche essere vero, effettivamente quando il sole non c'è, non si può produrre con il fotovoltaico, però questa produzione avviene proprio quando ce n'è più bisogno, cioè di giorno e quando è più caldo (infatti gli unici black out che abbiamo avuto si sono verificati in piena estate, quando l'uso dei condizionatori ha fatto salire eccessivamente il consumo), inoltre esistono sistemi di immagazzinamento dell'energia (anche se c'è perdita) quali accumulatori e trasformazione in altri tipi di energia. Ma sopratutto nessuno parla di utilizzare SOLO il fotovoltaico, tanto più che, per rimanere nel solare, con il solare termico (quello proposto da Rubbia) non c'è questo problema della mancanza di continuità, perché si continua a generare energia anche di notte, grazie al calore accumulato di giorno. 
 
Battaglia: Possiamo sostituire uno solo dei 60 Gw dei momenti di picco con 10, 100, 1000 Gw prodotti con il fotovoltaico? No! Perché perché dobbiamo avere la certezza di avere questa energia proprio quando ci serve.
Direi che valgono le stesse risposte di sopra. I picchi si hanno proprio quando c'è più sole, dunque è proprio l'energia giusta per coprire i picchi. Ma, se ci fossero in altri momenti abbiamo sempre l'immagazzinamento e soprattutto le fonti DEVONO essere diverse, nessuno parla di utilizzare SOLO il solare, né tantomeno solo il fotovoltaico. Il nucleare poi è quanto di meno adatto ci sia per i picchi, dato che produce costantemente la stessa quantità di energia, le variazioni sono molto lente e, per questo motivo, si fa ampio uso di accumulatori per immagazzinare l'energia prodotta in eccesso di notte ed utilizzarla di giorno.

Siamo arrivati alle affermazioni che hanno colpito di più, quelle sulla sicurezza.
Esordisce con una affermazione che, secondo me, non avrebbe neanche bisogno di smentita.

Battaglia: I fatti di Chernobyl e Fukushima dimostrano che il nucleare è la fonte di energia più sicura.
Quando ho sentito questa, non potevo credere che si potesse arrivare a tanto, ma in seguito, andandomi ad informare sul personaggio, ho scoperto che scrive regolarmente su 'Il Giornale' ed allora mi è risultato tutto più chiaro. Sa che lì le può sparare grosse quanto vuole, che tanto i suoi lettori se le bevono sempre, sa anche che a forza di ripeterle (ed hanno i mezzi per ripeterle molto), anche le falsità più incredibili diventano verità, dunque si tratta solo di farsi coraggio all'inizio, poi piano piano passeranno...
Comunque rispondo come se fosse un'affermazione degna di ascolto.
Non mi risulta che sia mai morto nessuno a causa del solare o dell'eolico e già ne abbiamo trovate due più sicure, proprio le prime che mi sono venute in mente. Sarebbe lungo verificare in dettaglio le altre riguardo ai disastri avvenuti, anche perché andrebbero ponderati con l'energia prodotta. Comunque, per quanto riguarda il nucleare, come si fa ad affermare che è la più sicura? Per prima cosa abbiamo un
numero enorme di incidenti (anche se i danni accertati sono questi sempre stati di lieve entità, a parte quei due casi famosi), ma soprattutto va considerato che le radiazioni si protraggono nel tempo e gli effetti si vedono a distanza di anni. È solo con studi epidemiologici che vadano a confrontare l'incidenza di alcune malattie nei pressi di siti che hanno subito perdite, rispetto ad altre che si possono scoprire le conseguenze.
Uno studio tedesco (
KIKK) ha confrontato l'incidenza di tumori in bambini di età inferiore a 5 anni che vivono nei pressi di centrali con bambini della popolazione trovando una differenza significativa. Questo in centrali che funzionavano normalmente, SENZA incidenti.

Battaglia: L'incidente di Chernobyl, negli anni successivi, le eccessive radiazioni[...], cosa ha causato? Bene, nel rapporto dell'UNSCEAR, si può leggere testualmente:' non si è osservata aumento di incidenza di alcuna radiopatologia'.
Il rapporto dell'UNSCEAR è quello che tende maggiormente a minimizzare, ma non dice esattamente quello che afferma Battaglia. Io ho dato una scorsa veloce e ad un certo punto si afferma che a parte 'il drammatico aumento del cancro alla tiroide' tra coloro che sono stati esposti in giovane età ed escludendo l'aumento di leucemie tra i lavoratori non è stato dimostrato con chiarezza un'incremento di leucemie e tumori solidi nella popolazione esposta. "Apart from the dramatic increase in thyroid cancer incidence among those exposed at a young age, and some indication of an increased leukaemia and cataract incidence among the workers, there is no clearly demonstrated increase in the incidence of solid cancers or leukaemia due to radiation in the exposed populations."
Dunque a parte il DRAMMATICO AUMENTO del cancro alla tiroide! Come si fa a trasformare questa affermazione in quello che dice Battaglia? E cioè che non si è osservato l'aumento di alcuna radiopatologia?
Più avanti dice che c'è una tendenza ad attribuire incrementi nelle aliquote di tutti i tipi di cancro nel tempo, come se fossero dovuti all'inciedente di Chernobyl, ma si dovrebbe notare che questi incrementi c'erano stati anche prima in quelle aree. Perdipiù si osserva un generale aumento della mortalità in varie aree dell'ex Unione Sovietica e di questo si dovrebbe tener conto quando si interpretano questi risultati. “There is a tendency to attribute increases in the rates of all cancers over time to the Chernobyl accident, but it should be noted that increases were also observed before the accident in the affected areas. Moreover, a general increase in mortality has been reported in recent decades in most areas of the former Soviet Union, and this must be taken into account when interpreting the results of the accident-related studies”.
A me pare che un po' si rispondano da soli, cercando di camuffare incrementi nell'incidenza che risultano evidenti, col fatto che c'erano stati anche prima dell'incidente. Dunque poiché i danni c'erano anche con le radiazione dovute al funzionamento normale allora i danni causati dall'incidente non sono significativi! Affermano poi che si deve tener conto dell'aumento di mortalità rilevato in varie zone dell'ex Unione Sovietica. Dunque danni più gravi e generalizzati vengono utilizzati per dimostrare il contrario!
Il
rapporto ufficiale ONU che mette insieme al rapporto UNCEAR, OMS, e IAEA parla invece di una stima di morti presunti di 4.000
Ma queste sono le stime più prudenti, quella di Greenpeace parla di 6.000.000 di decessi su scala mondiale nel corso di 70 anni, contando tutti i tipi di tumori riconducibili al disastro! 



Personalmente mi sento di credere maggiormente a Greenpeace sapendo gli ideali da cui sono mossi ed avendo la certezza che a finanziarli siano solo comuni cittadini come me. 
Di Battaglia non so niente, se non il suo curriculum (di tutto rispetto) ed il fatto che ha pubblicato libri con prefazione di Silvio Berlusconi e che scrive regolarmente su 'Il Giornale'.

In generale vorrei ricordare che ci sono stati scienziati che hanno negato e nascosto (finché hanno potuto) i danni del fumo, dell'amianto, l'esistenza del buco nell'ozono e le cause antropiche del riscaldamento terrestre e che in molti casi si è dimostrato che le multinazionali che finanziavano studi tranquillizzanti SAPEVANO come stavano realmente le cose.


 


Questo post era già stato pubblicato e commentato il 3/5/2011 su Blog Drome
 e su Golem il 6/5/2011


lunedì 23 maggio 2011

Cui Prodest?

Una delle leggi più assurde degli ultimi anni (ed è una gara dura perché di leggi assurde ne sono passate molte negli ultimi anni), è quella approvata qualche giorno fa (il 13/04/2011) al senato e detta impropriamente del processo breve (in verità sarebbe più corretto chiamarla del processo troncato). Tra i votanti ci sono stati anche 6 senatori dell'opposizione, ma questi con chi stanno realmente?
La stessa cosa è accaduta in molte altre occasioni, ci ricordiamo soprattutto di quella del 14 dicembre, quando alcuni, che teoricamente erano all'opposizione, hanno votato a favore del governo; oppure quando si doveva decidere di accorpare i referendum con le amministrative (risparmiando oltre 300 milioni e rendendo molto più probabile il raggiungimento del quorum), sarebbe bastato un solo voto per farcela e quel giorno mancavano ben 10 deputati dell'opposizione, ma questi da che parte stavano in realtà?
Pochi giorni fa è stato sequestrato e poi ucciso il pacifista Vittorio Arrigoni, da chi? Ufficialmente da cellule impazzite di un'organizzazione ultraislamica. Ma come stanno realmente le cose? Queste persone con chi stanno realmente?
Negli anni di piombo in Italia ci sono stati terroristi che si sono dichiarati di parti politiche diverse, che sembravano perseguire obiettivi diversi tra loro, che sono stati sconfitti alla fine, ma che hanno comunque influenzato molto la politica italiana e in quale direzione?
Alcuni sindacati lasciano che vengano ridotti diritti acquisiti, invece di contrapporsi alla controparte accettano le istanze di quest'ultima e contribuiscono a farle accettare ai lavoratori, firmano accordi in cui coloro che dovrebbero essere tutelati da loro lo sono sempre meno. Ma da che parte stanno realmente costoro?
La sinistra, i partiti che (in teoria) sostengono le ragioni della solidarietà, della giustizia sociale, dunque dei non privilegiati, della quasi totalità delle persone, è divisa, scomposta in un partito dove c'è di tutto (da persone che ricordano più o meno vagamente qual'è il ruolo del loro partito ad altri che non sembrano entrarci niente) ed un nugolo di partitucoli che non consentono neanche loro di arrivare ad essere rappresentati in parlamento, ma allora da che parte stanno realmente?

Potrei continuare a lungo con esempi di questo tipo, siamo pieni di situazioni in cui non è facile capire chi sia realmente colui che compie una determinata azione o dice una certa cosa.

L'unica via di uscita da questa confusione mi pare quella di chiedersi sempre:
a chi giova?
Ogni volta che non si capisce bene da che parte sta realmente qualcuno, non rimane che porsi questa domanda e tutto risulta più chiaro. Magari a volte si potrà anche sbagliare (se si prende in considerazione solo una singola ininfluente azione e non il comportamento tipico, quello attuato nelle occasioni più importanti e determinanti), sarà anche un metodo eccessivamente rozzo, ma mi pare l'unica via d'uscita. Potrà essere di difficile applicazione nei confronti di persone che a volte prendono posizioni difficilmente valutabili, che seguendo propri alti e rigorosi principi evitano volutamente di schierarsi non per timore, o per stare con il piede in due staffe, ma proprio per rigore morale. Ma anche in questo caso, può essere utile valutare l'effetto delle sue azioni più clamorose o importanti e quella possiamo dire che è la sua posizione, al di là perfino della sua percezione e volontà.

Applicando questa semplice tecnica dovremmo evitare facilmente molti inganni che vengono perpetuati regolarmente nei nostri confronti.

Ma a questo punto mi chiedo anche un'altra cosa, chi siamo noi e chi sono loro? Da che parte stiamo noi stessi?
Prima di tutto stiamo dalla parte dell'uomo e qui direi che difficilmente qualcuno potrebbe dirsi da una parte diversa, dire che è contro l'uomo, anche se i comportamenti di alcuni sembrerebbero tali.
Siamo anche dalla parte della natura ed anche qui credo che si possa essere tutti d'accordo, perché qualcuno dovrebbe essere contro? Significherebbe essere contro se stessi in ultima analisi, perché la nostra stessa esistenza è legata al mantenimento di certi equilibri, perché chiunque preferisce un'ambiente il più possibile 'naturale' ad uno degradato (certo la perversione umana non ha limiti, ma comunque in linea di massima). Posso capire però che alcuni preferiscano perseguire comunque i loro interessi, fregandosene delle conseguenze delle loro azioni sia sull'uomo che sulla natura. Però, a ben guardare, anch'essi, se non fossero accecati dall'avidità, dovrebbero stare dalla nostra stessa parte, non dovrebbero esserci parti diverse riguardo a questo, ma prendiamo atto della situazione attuale e del fatto che ci sia questa minoranza. Comunque dovrebbero essere pochissimi. Invece vediamo che gli interessi di costoro sono tutelati da molte più persone, da moltissimi che pure ne traggono solo svantaggi, ma che ciononostante li appoggiano, avendone evidentemente altri vantaggi reali o supposti (secondo me solo supposti, anzi suppostoni).
Continuando con questo ragionamento, con questa raccolta di ovvietà direi, mi pare che un'altra categoria di divisioni potrebbe trovarsi tra l'essere a favore di alcuni privilegi e/o rendite di posizione, o essere per l'abolizione di queste. In questa categoria mi pare che rientrino la maggior parte delle diatribe della politica nostrana. Quando si discute (per rimanere alle più recenti azioni del parlamento) se abbreviare la prescrizione dei processi (non abbreviarli realmente, perché per quello sarebbe necessario individuare le cause dei rallentamenti ed agire su quelle) si favorisce chi ha commesso reati (e con questo sistema la fa franca) nei confronti di chi li ha subiti (che quindi non trova giustizia); chi corrompe (uno dei reati che trarrà maggiore giovamento da questa legge) rispetto al resto della popolazione che subirà invece un danno economico (già oggi quantificato, da stime prudenti, in oltre 60 miliardi di euro!); si aiuta chi mette al rischio la sicurezza a danno di tutti noi che non siamo tutelati.
Quando si ricorre a delle astuzie per evitare che i referendum popolari raggiungano il quorum, si stanno favorendo gli interessi che venivano messi in discussione dai referendum (quelli delle multinazionali dell'acqua, quelli di chi costruirà le centrali nucleari, quelli di chi trarrà beneficio dal legittimo impedimento), dunque gli interessi di pochi, nei confronti di quelli di quasi tutti i cittadini.
Quando si tagliano i fondi per la scuola pubblica e si danno alle private, si stanno danneggiando i molti che mandano i figli alla scuola pubblica, per favorire i pochi che li mandano alle private.
Quando è stato fatto lo scudo fiscale (permettendo a chi aveva evaso le tasse, o aveva fondi neri, o comunque di provenienza più o meno illecita, depositati all'estero, di riportarli in Italia pagando solo il 5%), sono stati favoriti pochi (magari anche molti, ma comunque pochi percentualmente) rispetto a tutti gli altri che avevano pagato regolarmente le tasse.
Quando subiamo tutti i danni della crisi e vengono prospettati nuovi sacrifici, ma coloro che ne sono responsabili non subiscono alcun danno e non vengono attuate strategie per evitare che si ripetano situazioni del genere, si tutelano i loro interessi ai danni di quelli di tutta la popolazione.
Quando viene fatta una legge per cui coloro che saranno eletti vengono scelti da pochi, invece che da tutti i cittadini, si stanno favorendo appunto quei pochi a discapito di tutta la popolazione.
Quando si cerca di modificare la costituzione per togliere la sovranità al popolo e darla al parlamento (anche prima era al parlamento di fatto, ma in quando rappresentati del popolo e vengono riconosciute, con pari dignità, le altre istituzioni) si sta passando in maniera esplicita da una democrazia ad un'oligarchia (lo siamo anche ora di fatto, ma in quel caso lo saremmo legalmente), si stanno favorendo quei pochi e gli interessi che stanno loro dietro nei confronti di tutti gli altri.

Insomma in tutti questi casi dovremmo stare tutti dalla stessa parte, o almeno quasi tutti dalla stessa parte. Solo pochi privilegiati, ingiustamente favoriti, avrebbero motivo di non essere dalla nostra parte, da quella della quasi totalità della popolazione. Addirittura loro stessi potrebbero stare comunque con noi, se prevalesse in loro il senso di giustizia sull'interesse personale! Mi rendo conto che questa ipotesi sembra assurda, però, curiosamente, non ci sembra assurdo quando avviene il contrario, per cui chi è sfavorito da certe scelte accetta pazientemente l'ennesimo sopruso come inevitabile, come se non ci fosse scelta.
Dunque perché ci sono tante contrapposizioni e spaccature? Non hanno senso lotte e divisioni, se non quella tra il privilegio e la giustizia, tra i pochi privilegiati e la quasi totalità della popolazione. Tutte le altre divisioni non hanno una vera, profonda, ragione di essere e dovrebbero sempre insospettirci.
Ora questa contrapposizione, l'unica che avrebbe ragione di essere, è invece invisibile, sembra che non ci sia, al contrario tutti dicono di fare gli interessi dei cittadini. Nessuno ammette di fare gli interessi particolari di pochi (ci mancherebbe!), ma poi di fatto è così. Tanti piccoli interessi di minoranze potenti sono tutelati e quelli della maggioranza, della quasi totalità dei cittadini no!
Questo per essere chiaro, per farmi capire, poi le cose sono un po' più complesse. Le varie fazioni tutelano magari gli interessi di alcune categorie di persone rispetto ad altre, in alcune questioni su cui vengono puntati i riflettori, si cercano di mettere in contrapposizione interessi particolari invece di trovare soluzioni che accontentino tutti (ma fare regali a qualcuno), ma tutto questo accade sempre su cose secondarie, di effetto ma non di sostanza, ci spacchiamo sugli anni di Ruby,; sulle case a Montecarlo; su dove smistare coloro che arrivano con i barconi (una piccola percentuale di coloro che ogni anno arrivano nel nostro paese); sul colore dei calzini di un magistrato; sull'appendere o meno il crocefisso; sul come tassare di più o di meno, togliendo da una parte ed aumentando da un'altra (ma sempre e comunque gli stessi, senza veri tentativi di far pagare tutti).
Coloro che detengono realmente il potere (i beneficiari delle leggi che favoriscono pochi a discapito di molti), sono riusciti a confondere le acque, a creare spaccature dove non hanno reale motivo di esservi, dunque dobbiamo dotarci di strumenti che vadano nella direzione contraria.
Uno strumento fondamentale per iniziare a fare chiarezza mi pare proprio quello di chiederci sempre:  
CUI PRODEST?



Questo post era già stato pubblicato e commentato il 22/04/2011 su Blog Drome



Scuola pubblica


Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!

 Immagino che all'inizio di questo pezzo pensavate che io stessi facendo ironia su quello che è stato fatto negli ultimi tempi alla scuola pubblica. Invece queste parole risalgono a 61 anni fa, pronunciate da chi aveva visto qualcosa di simile durante il fascismo e metteva in guardia, con lungimiranza, sulla possibilità che potesse capitare di nuovo.
Ho sentito queste parole sabato, riportate da Gramellini durante 'Che tempo che fa' e sono rimasto impressionato proprio da questa corrispondenza.
Qualche giorno fa si è polemizzato sulla frase del presidente del consiglio secondo la quale le scuole pubbliche hanno il difetto di insegnare principi diversi da quelli insegnati dalla famiglia di origine (e nel caso suo sarà vero,  molto probabilmente, non ce lo vedo ad insegnare il rispetto della legalità, l'altruismo, il rispetto dell'altro, il senso civico in generale). Ma quelle parole (ovviamente smentite, sebbene ci siano le registrazioni audiovisive), vengono dopo le sforbiciate della Gelmini date non tanto per risparmiare (dato che in contemporanea sono stati incrementati i fondi per le scuole private), ma con uno scopo ben preciso che prima potevo solo sospettare e che ora mi pare chiaro.






Questo post era già stato pubblicato e commentato il 07/03/2011 su Blog Drome

domenica 22 maggio 2011

Gli ingenui


Nel paese dei furbi, o meglio, quello in cui molti si sentono e fanno i furbi, in cui l'eccesso di comportamenti da furbi causa problemi a tutti, compresi coloro che credono di essere furbi, è assolutamente sorprendente quanti sono gli ingenui. La cosa più sorprendente è che gli ingenui sono gli stessi che si sentono furbi. Sono così ingenui che non si accorgono delle malefatte dei potenti, che credono a tutte le loro giustificazioni, anche le più improbabili, le più inverosimili. I fessi, gli onesti, quelli che in genere sono ingannati dai furbi, quelli che credono nella legalità, nella giustizia, che non cercano di farsi strada ricorrendo a sotterfugi, a 'conoscenze', a scorciatoie di varia natura, vedono gli inganni di questi potenti, ne parlano, provano a parlarne anche con i furbi, ma questi ultimi non credono a quello che gli viene detto, credono solo a ciò che gli dice il potente.
Questo almeno è quello che sembra, i furbi assurdamente ingenui e creduloni ed i fessi con gli occhi aperti. Siamo proprio un paese strano. La mia impressione però è che gli ingenui non siano così ingenui come vogliono far sembrare, che il loro sia l'ennesimo inganno che tentano di fare. Per loro la verità non esiste, ma non perché abbiano una qualche concezione filosofica che li porta a questa conclusione, no, ma perché si sono arresi, alcuni da poco, altri da così tanto tempo che ormai non ricordano neanche quando hanno iniziato a farlo. Ma si sono arresi, cercare di interpretare la realtà intorno a loro era troppo difficile, erano necessari strumenti culturali di cui a torto o, più spesso, a ragione, non si sentivano forniti e dunque le cose possono essere in un modo o in un'altro, ma è troppo faticoso scoprire come sono realmente, in più le conclusioni cui si arriva devono spesso essere cambiate, no non ne vale proprio la pena, inoltre ci sono molte cose meno impegnative da fare e con un riscontro in termini di piacere molto più immediato. A questo punto la verità è semplicemente quella che fa più comodo. Ci sono sempre argomenti a favore di un'interpretazione o di un'altra, magari alcune argomentazioni sono più valide di altre, ma non importa, è più facile seguire la tesi di coloro che sentono più vicini a pelle, quelli in cui è più facile immedesimarsi, ma soprattutto quelli che non sentono pericolosi per i loro comportamenti più i meno illegali, per le loro furberie. Dunque gli ingenui a ben vedere non sono così ingenui, stanno semplicemente facendo i furbi, come sempre. 
La disonestà non ha limiti.

Non può averne. Forse, in parte, ne ha nella paura di essere scoperti, nella mancanza di coraggio del disonesto, ma non ha limiti morali, i limiti appartengono ad un'altro dominio, quello dell'onestà.
Così chi è disonesto in una cosa, lo è in tutto, almeno in tutto quello in cui riesce ad esserlo, in tutto quello in cui ha il coraggio e la convenienza di esserlo. Spesso è inutile parlare con loro, argomentare, in realtà non stanno discutendo, non stanno confrontando le vostre ragioni con le loro, stanno solo pensando quale argomento conviene buttare lì per uscirne con una certa dignità (in genere portando l'argomento su qualcosa che c'entra solo marginalmente oppure, più spesso, portando argomenti a favore della loro solita tesi che i politici sono tutti uguali), ma sanno già da quale parte stare per convenienza e non si smuoveranno da quella parte.
Sono esseri semplici, che cercano la gratificazione immediata, i risultati rapidi, una vita facile per sé, in alcuni casi anche per la propria famiglia, per il proprio circondario, ma non hanno alcun interesse per le conseguenze delle loro azioni ad un raggio maggiore. Non stancateli troppo cercando di farli ragionare, non parlategli di regole, non pretendete che riconoscano la validità di una qualche morale; magari alcuni tireranno fuori i valori cristiani, ma non crediate che sappiano di cosa stanno parlando, semplicemente identificano il proprio sistema di valori con quello cristiano di cui hanno un vago e confuso ricordo, per loro i valori cristiani sono più o meno quello che viene loro spontaneo fare, più qualcos'altro che si può anche non rispettare, tanto poi ci si può sempre confessare.
Ne conosciamo 315 di questi ingenui, ma ce ne sono molti altri tra noi, troppi in effetti, ma non tanti come vorrebbero farci credere, non più di uno su quattro e tra questi c'è anche una parte di ingenui veri che sono solo tali senza essere furbi. Sono pochi ma fanno molto rumore, sono ingombranti, la loro impronta ecologica è più pesante, l'impressione negativa che all'estero hanno di noi italiani è dovuta principalmente a loro, perfino noi, ci dimentichiamo che sono una minoranza ed elenchiamo i loro difetti come se appartenessero a tutti gli italiani.




Questo post era già stato pubblicato e commentato il 20/02/2011 su Blog Drome


lunedì 25 aprile 2011

Il sindacato dei cittadini



L'altro ieri c'è stato il giorno tanto atteso, quello della sfiducia a Berlusconi. 
Con i suoi soliti sistemi (quasi tutti si possono comprare) ha, per ora, aggirato l'ostacolo, ottenedo una risicata maggioranza.
Ci sono state proteste di vario tipo e di diversa intensità in tutta Italia. 
Le proteste, come sempre, sono state strumentalizzate dal potere attuale e lo saranno sempre più. Potranno anche essere utilizzate per giustificare ulteriori restrizioni delle nostre libertà, per blindare ancora di più i luoghi istituzionali e per giustificare ogni porcata che vorranno. Le azioni violente probabilmente sono frutto della strategia Kossiga (infiltra, fai in modo che si creino disordini e poi reprimi). Ma comunque la partecipazione globale ci ha fatto capire che c'è voglia di ribellarci, di fare qualcosa.
La maggioranza del paese (non del parlamento), quella delle persone che lavorano e che studiano, che mandano avanti la nostra nazione e che la manderanno avanti domani (i veri moderati insomma), è stufa di tutto ciò. Non proprio tutti in realtà, alcuni sono troppo obnubilati per capire, alcuni ne traggono (o credono di trarne) vantaggi, ma quasi tutti direi di si. 
Dunque c'è una contrapposizione tra la parte produttiva e la parte parassitica, potremmo dire semplificando.
Presto ci saranno nuove elezioni, ma le varie lobby di potere (quelle legali e, soprattutto, quelle no, quelle ufficiali e quelle sotterranee) hanno infiltrato tutto per cui chiunque vinca, vinceranno sempre loro (questo non significa che sono tutti uguali comunque, se nell'IDV ce n'erano un paio ed ora sono dovuti venire allo scoperto, se nel PD ce ne sono molti ed anche ai vertici, nei centristi sono la maggior parte e nel PDL direi la totalità).
Dunque cosa fare?
Vanno bene tutte le inziative già in corso e più ce ne sono e meglio è (è assolutamente il momento di darsi da fare, uomini di buona volontà e purezza di intenti uniamoci!), ma ne aggiungerei una che mi pare possa essere risolutiva anche se non in tempi brevi.
Io proporrei di formare una specie di sindacato dei cittadini.
In cosa consisterebbe? Ci sono già associazioni di cittadini che lavorano anche bene (alcune di più altre di meno). Ma sarebbe qualcosa di diverso. Forse si potrebbero coordinare alcune di queste, ma non mi interessa come arrivarci per ora.
Per ora mi interessa mettere a fuoco il punto di arrivo.
Il punto di arrivo dovrebbe essere un'organizzazione forte, che possa imporre le esigenze dei cittadini (dunque le esigenze collettive, il bene comune, non quelle di una componente, di una categoria contrapposta ad un'altra) alla politica.
Mi si risponderà ma è quello che deve fare la politica! C'è per questo!
È vero, ma la politica è sottoposta alla pressione delle lobby, in maniera esplicita o sotterranea fa gli interessi di una parte ai danni degli altri. Lasciamo poi da parte la degenerazione della politica italiana attuale per cui fa gli interessi di un comitato di affari coinvolgente mafie, imprenditori in affari con esse, settori della massoneria, delle gerarchie ecclesiastiche ecc. 
Ma anche se fosse più limpida di così, comunque dovrebbe subire la pressione di forti concentrazioni economiche. Cosa contrapporre a questo?
Un sindacato dei cittadini servirebbe proprio a questo, dovrebbe fare un po' quello che ha fatto il sindacato nei tempi gloriosi in cui, faticosamente, ha migliorato le condizioni dei lavoratori.
Questi cittadini onesti, produttivi, ovviamente avranno idee diverse tra loro, un'idea di futuro diversa, impossibile pensare che si voglia tutti la stessa cosa, ma ci sono cose che sono valide per tutti, cui nessun cittadino onesto sarebbe contrario, il sindacato servirebbe per rivendicare questi punti. 
Il suo strumento di lotta non sarebbe lo sciopero dal lavoro, ma quello dagli acquisti, di volta in volta, coordinati, compatti, tutti insieme si colpirebbe chi calpesta i diritti dei cittadini e si premierebbe chi invece ci viene incontro.
A me sembra qualcosa dalle potenzialità enormi. Mi sfugge qualcosa? Sbaglio nelle mie valutazioni?
Certo bisogna capire come dovrebbe coordinarsi, come prendere le decisioni, è fondamentale definire bene queste cose, pensare bene a tutti i rischi di degenerazione e prevenirli, ma l'idea di fondo vi pare giusta?





Questo post era già stato pubblicato e commentato il 16/12/2010 su Blog Drome

Amore contro invidia ed odio

Amore ed odio. Come spesso accade l'imbonitore di Arcore cerca di creare contrapposizioni primarie, fondamentali, attribuendo a se la parte percepita come positiva ed agli altri quella negativa. Potrebbe funzionare con qualunque cosa, ma scegliendo contrapposizioni molto cariche emotivamente, dove una parte sia palesemente positiva, l'effetto si accentua notevolmente.
Quello che mi chiedo, però, è come fa ad attecchire una cosa del genere. Perché molte persone credono ad una cosa del genere? Di cosa si alimenta una tale falsità?
Forse molte persone non se lo chiedono proprio, è per questo che funziona. Se una frase del genere passa senza essere valutata attentamente, agisce ad un livello non cosciente, molto potente, una volta superata la barriera della razionalità ed entrata nel subconscio, essa rafforza l'appartenenza in quel gruppo, in quella parte politica, quasi nessuno vorrebbe sentirsi colui che odia e che prova invidia, quasi tutti invece vorrebbero sentirsi parte del partito dell'amore. Se ti viene detto che è così, che sei nel giusto e non valuti in profondità la cosa, nessuno la mette in dubbio, o lo fa molto debolmente, questo diventa un dato di fatto e sei disposto a sostenere quel gruppo (che ti fa sentire nel giusto) anche contro evidenti cose sbagliate.
La crescita del consenso intorno a lui, si è alimentata molto di questi giochi e queste suggestioni si sono sedimentate nel tempo e non sarà facile spostare le persone da queste posizioni.
Proviamo comunque a capire quali potrebbero essere gli argomenti di un'affermazione del genere. Evidentemente è una variante, ancora più carica emotivamente, di quella tra comunisti e... ecco non è necessario specificare l'altra parte, in questa maniera è ancora più inclusiva. Se fosse tra destra e sinistra, molti non si sentirebbero di far parte della destra, invece così ognuno ci mette quello che si sente. Sottinteso c'è anche che loro sono coloro che hanno successo e sono ricchi, dall'altra parte ci sono coloro che non sono riusciti ed odiano. C'è in questo una certa concezione presociologica per la quale il povero lo è per voler di Dio, perché ha delle colpe da espiare, perché è incapace, ed il ricco è tale perché merita di esserlo. Anche in questi sottintesi, chi è già suggestionato da lui, si sente ancora più vicino, si identifica con lui, non è ricco, ma vorrebbe esserlo, non lo è ancora, ma lo sarà, da quella parte c'è la ricchezza.

Queste suggestioni si alimentano anche dell'erronea comprensione (alimentata da arte), di alcuni concetti, per cui la volontà di redistribuire più equamente, di aiutare chi parte da situazioni più svantaggiate, il senso di fratellanza (che a rigor di logica sarebbe molto più vicino all'amore) viene visto come odio per chi è ricco.
Io personalmente (ma credo la maggior parte di coloro che si contrappongono a quella parte politica) non ho niente contro chi è ricco, anzi posso ammirare chi si arricchito onestamente, ci sono molti imprenditori che hanno avuto idee vincenti, che le hanno realizzate e che hanno dato lavoro, posso ammirare anche, al limite, chi ha utilizzato tecniche di marketing aggressive (e che posso criticare per molti altri motivi) come Bill Gates, ammiro professionisti in gamba nel proprio campo, chi guadagna perché le sue competenze sono ambite e gli vengono offerti alti compensi. Non ci vedo niente di male. Ma non posso certo ammirare, invece, chi ha fatto del guadagno il suo unico scopo, chi si è arricchito con l'inganno, con l'illegalità, a discapito di chi invece le regole le ha rispettate. E quì ritorniamo alla solita contrapposizione che c'è nel nostro paese tra chi vuole una società civile, in cui ci sono regole condivise che vanno rispettate da tutti e chi invece vuole continuare con questa situazione di ambiguità, in cui le regole valgono fino ad un certo punto e quello che conta è chi fa una certa cosa, le amicizie, le conoscenze che ha. Quindi non valgono le competenze, il merito, ma l'aiuto sottobanco. Forse l'invidia sarebbe nei confronti di chi può godere di qualche privilegio immeritato? Io, ma credo molti con me, preferisco avere qualcosa di meno, ma sapere che è tutto merito mio, invece che dover ringraziare la benevolenza di qualche potente. Forse non è così per chi lo segue invece, che si aspetta qualche contentino, qualche briciola.
Mi pare, quindi, che l'invidia possa annidarsi più tra i suoi seguaci, che non tra chi lo contrasta. Io non vorrei assolutamente essere al suo posto, l'unica cosa che mi manca è il tempo e lui, probabilmente, ne ha meno di me. Non potrei sopportare il pensiero di aver calpestato tante regole, di aver commesso tante ingiustizie, di aver prevaricato tante persone solo per denaro e potere. Tra l'altro qualcuno diceva: "Non potete servire a Dio e a mammona".
Dunque dov'è l'amore e dove'è l'odio? Mi pare che la situazione sia esattamente contraria a come viene proposta, mi pare evidente che l'amore sia in chi vuole attenuare, almeno in parte, le disparità, in chi vuole accogliere lo straniero, in chi vede l'altro non come un'opportunità da sfruttare, ma come un fratello.
Allora perché facciamo passare delle falsità così colossali senza replicare per le rime? Perché sono talmente stupide che non ne vale la pena! Apparentemente è vero, ma se consideriamo come agiscono, come rinforzano il senso di appartenenza in quella parte, come vengono accettate acriticamente, non possiamo farle passare e dobbiamo abbassarci a confutarle.



Questo post era già stato pubblicato e commentato il 31/03/2010 su Blog Drome

Zelig



Ho capito è Zelig, in un'altra delle sue trasformazioni!
Non lo abbiamo mai capito, ma non è cattivo, semplicemente è influenzato in maniera spaventosa da chi ha accanto!
Spero che abbiate presente il divertentissimo film di Woody Allen in cui si presenta come un documentario la storia di un personaggio (di nome appunto Leonard Zelig) che si trasformava, anche fisicamente, in base alle persone che aveva vicino.

Beh dovevamo capirlo da molto tempo. Quando si trova in convegni di imprenditori e dice di essere uno di loro, quando è tra gli operai e dice di essere anch'egli un'operaio, perfino tra le casalinghe afferma di essere una casalinga. All'inizio di febbraio è stato in Israele ed alla Knesset, il parlamento israeliano, ha affermato che l'intervento compiuto da Israele a Gaza era stata una 'giusta reazione', poi, dopo poche ore, nel corso della conferenza stampa con il leader palestinese Abu Mazen, ha paragonato le vittime palestinesi di quella stessa operazione a quelle della Shoah. In parlamento sotto il malefico influsso leghista ribadisce l'importanza dei respingimenti, vara leggi che obbligano i medici a denunciare immigrati clandestini, afferma che "meno immigrati significa meno criminalità", ma in Tunisia invita a venire in Italia, afferma che lavoro, case, ospedali e scuole sono pronti per chiunque vorrà venire! 
Certo non arriva alla trasformazione fisica, lo Zelig italiano, si trasforma solo nel modo di pensare, nel carattere, ma il mutamento è davvero impressionante. Avevamo avuto tante avvisaglie, ma non ne avevo mai avuto una percezione netta prima di qualche giorno fa, quando, dopo essere stato in platea tra i carabinieri,
presso l'Aula Magna della Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma, durante la cerimonia di inaugurazione dell'Anno Accademico, è uscito dalla sala ed ha dichiarato che i corrotti non sarebbero stati più tollerati, che avrebbe reso più severe le leggi anticorruzione!
Questa sua affermazione ha sorpreso molti, diverse leggi andavano nella direzione opposta, rendendo più difficile l'individuazione del reato (ad esempio limitando le intercettazioni) e depenalizzandone alcuni aspetti, ma il motivo è chiaro: in parlamento ci sono 22 condannati in via definitiva altri 80 condannati in primo grado o indagati, insomma in genere è in mezzo ai corrotti e quindi è normale che sia dalla loro parte. Dunque è bastata un'oretta con i carabinieri, in particolare nella scuola degli ufficiali dei carabinieri, quindi ancora giovani e puri, pieni di ideali, con la mente fissa sulla giustizia ed ecco che propone una novità sconvolgente che nessuno finora aveva osato: "inasprimento delle pene contro la corruzione".
Certo ora il problema è che questo provvedimento lo dovrà far approvare in parlamento. Ho subito temuto per il futuro di questo decreto, pensando che avrà di nuovo intorno le persone che lo "influenzano negativamente". Ho immaginato che magari esso avrebbe continuato ad essere chiamato anti corruzione, ma avrebbe finito per essere il suo contrario. Infatti è filtrata qualche voce, di come avevano iniziato a lavorarci: diminuendo alcune pene. Infatti Ghedini sta lavorando per portare la pena massima per corruzione giudiziaria da 8 a 6 anni. Per ora, comunque, la proposta è stata messa da parte,momentanemente sia chiaro!

Avrebbe dovuto scrivere il provvedimento prima di arrivare in parlamento! Mandarlo tramite corriere, tenersi lontano da quel luogo di perdizione, arrivarvi contornato, schermato oserei dire, da un muro di persone di provata moralità.

Proporrei che cambi frequentazioni, che non stia vicino a personaggi dubbi quali Cosentino, Dell'Utri, Previti ecc. (sarebbe veramente troppo lungo elencarli tutti). Forse dovrebbe frequentare di più giovani puri, pieni di ideali (non giovani ragazze disposte a tutto per divenire famose), passare del tempo con i tanti lavoratori onesti di questo paese, quelli che sono onesti per convinzione, non perché non hanno avuto occasione di fare altrimenti, dovrebbe frequentare coloro che pagano le tasse invece che gli evasori, invece che i mafiosi le vittime della mafia, magari andare a cena con Salvatore Borsellino, provare addirittura a stare in mezzo ai giudici e sarebbe interessante, a quel punto, sentire il suo discorso in loro difesa, udirlo tessere le loro lodi ed infine sentirlo lamentarsi degli attacchi che la magistratura subisce quotidianamente da parte dei politici!  



Questo post era già stato pubblicato e commentato il 22/02/2010 su Blog Drome

La giusta dose di sano disprezzo


Qualche giorno fa ho visto un bel manifesto della CGIL che ricordava come chi non paga le tasse, a tutti gli effetti, sta scroccando i servizi e tutto ciò che è fornito dalla comunità.
Stanno scroccando a noi che le paghiamo!
In un gruppo in genere i comportamenti sono regolati anche tramite l'approvazione e la riprovazione sociale. In altre parole, se si percepisce che un certo comportamento non è approvato si tende a non attuarlo, ci si vergogna. Ora la maggior parte dei cittadini, in quanto dipendenti o pensionati pagano le tasse. Anche molti che non rientrano in queste categorie le pagano. Dunque gli evasori per quanto molti, troppi, sono comunque una minoranza. 
Una minoranza che guadagna di più e che paga di meno (e spesso non paga affatto)! 
Sicuramente vengono attaccati in molti proclami pubblici, ma, sotto sotto, si sentono furbi, sono considerati furbi, molte persone che le pagano pensano che anche loro, se potessero, non le pagherebbero. Insomma c'è qualcosa che non torna, una minoranza che dovrebbe subire l'influenza della riprovazione sociale della maggioranza, sta invece imponendo la propria etica (o meglio non-etica), avendo l'appoggio della maggioranza politica (che a parole dice di voler contrastare gli evasori, ma in realtà gli fa l'occhietto con varie leggi - quali i vari condoni, con il gran finale di quella sul rientro dei capitali - e con dichiarazioni giustificative) finisce per sentirsi anche nel giusto!
Ci sono poi coloro che non rispettano le regole... per principio! La casta prima di tutto, ma anche tanti che vi ruotano intorno e che sanno di poter godere di impunità in molti comportamenti. Coloro che si ritrovano in posti di comando immeritatamente, ma che sanno che, grazie a quelle stesse conoscenze che li hanno portati in quella posizione, possono stare tranquilli, possono sfruttare il lavoro di chi sa fare ed appropiarsene. Ci sono coloro che, sempre grazie alle 'conoscenze', possono ottenere di scalare graduatorie, evitare liste di attesa, ottenere favori vari. E ci sono coloro che compiono ogni giorno centinaia di piccolole scorrettezze come parcheggiare nei posti riservati ai portatori d'handicap, salire sul marciapiede con il SUV impedendo il passaggio dei pedoni, non rispettare le file e mille altre cose che ci fanno indignare.
In gran parte tutti questi 'furbi' saranno gli stessi che scroccano i servizi e che dicevamo all'inzio. Ma tutti costoro, invece di sentire il peso della riprovazione sociale, si sentono furbi, si sentono tra coloro che guidano i giochi, perché, in fondo, chi dovrebbe reprimere questi comportamenti, far rispettare le regole, li tollera, è dalla loro parte.
Insomma ci hanno scippato anche questo strumento potentissimo, quello di far sentire in difetto chi lo è, hanno imposto la loro anti-etica ed invece di vergognarsi dei loro comportamenti sembrano vantarsene.

Credo che dovremmo riappropriarci al più presto di questo strumento, far sentire il peso della nostra riprovazione, nella giusta quantità. Non tanta da considerarli così distanti da non voler neanche comunicare con loro e non troppo poca da sembrare un buffetto, quasi l'ennesimo segnale di approvazione. Dobbiamo farla sentire sempre, in ogni occasione e non sentirci dei poveri fissati con le regole o illusi, non sentirci a nostra volta erroneamente, una minoranza, ma riuscire coinvolgere anche gli altri, la maggioranza che ci sta intorno e che è, deve essere, dalla nostra stessa parte.

È questione di massa critica, arrivati ad un certo punto diventa normale questo comportamento, diventa consueto che la maggioranza faccia sentire questa giusta giusta dose di riprovazione, scatta il senso di vergogna in chi è in difetto. Dobbiamo fare come una palla di neve che inizia a scendere e diventa sempre più grande attaccandosene altra.

Può sembrare un'illusione, ma provate pensare a quelle persone che, magari in Svizzera non si sognerebbero mai di buttare una cartaccia in terra e che invece in Italia lo fanno normalmente; a coloro che da noi cercano di passare avanti nelle file ed invece in altri paesi si incolonnano disciplinatamente. Sono piccole cose, ma aiutano a capire il meccanismo.

Ora stiamo accettando la LORO scala di valori, invece dobbiamo ristabilire il senso delle cose, dare peso all'etica.

Intanto mi pare un'ottima cosa questa di deridere (in attesa che si individuino e si facciano pagare) gli evasori e credo che sia interessante osservare chi invece si dissocia, chi non è d'accordo a considerali scrocconi, chi addirittura li giustifica.




Questo post era già stato pubblicato e commentato il 09/02/2010 su Blog Drome

venerdì 22 aprile 2011

Le verità in politica



Evitando di addentrarmi nella discussione filosofica sulla verità, mi accontento di considerarla nell'accezione di enunciato non confutato, di semplice affermazione suffragata da prove convincenti.
Nelle scienze c'è il metodo scientifico con il quale si cerca di verificare la corrispondenza di ipotesi con quanto può essere sperimentato nella realtà. Gli scienziati sono sempre pronti a rimettere in discussione le verità acquisite, se nuove osservazioni e nuovi esperimenti mettono in discussione le teorie correnti. C'è insomma uno sforzo onesto di cercare la verità, anche scienziati che hanno posizioni diverse, sono comunque d'accordo sul metodo e devono accettare come fatti i risultati degli esperimenti altrui (che eventualmente possono replicare per metterli alla prova). Tutto ciò viene messo, in parte, in discussione, quando ci sono di mezzo forti interessi economici, in questi casi può capitare che chi ha interesse a far passare una certa verità di comodo, riesca ad assoldare qualcuno che tenti di confutare dei risultati scomodi o di contrapporne altri che sembrano smentirli. È quello che è accaduto in passato riguardo alla nocività del tabacco (si veda ad esempio il libro di Devra Davis) e che sta accadendo attualmente riguardo alle cause del riscaldamento terrestre.

La politica sembra invece ignorare la ricerca della verità, non c'è un reale sforzo di andare ad appurare come stanno le cose, ma, al contrario, si cerca di propagandare che stanno nel modo che fa più comodo alla propria parte, a prescindere. Siamo noi, cittadini comuni, in questi casi, che dobbiamo farci carico di verificare le affermazioni che ci propinano. Essendo in molti casi dispendioso, difficile ed in alcuni decisamente impossibile, ci affidiamo a chi, in precedenza, abbiamo ritenuto affidabile e, in molti casi, accettiamo le sue affermazioni. Sarebbe bello potersi affidare a qualcuno che verifichi per noi la genuinità delle affermazioni. Sarebbe anche pericoloso, dato che rischieremmo di perdere, col tempo, la nostra capacità di verificare di persona, ma, se condito della giusta dose di diffidenza, questa possibilità ci eviterebbe di dover ripartire sempre dall'inizio (avete presente Dory nel cartone 'Alla ricerca di nemo'?) e ci fornirebbe finalmente alcuni punti fermi su cui costruire affermazioni più solide, più o meno come avviene nelle scienze.
Immaginavo, quindi, la possibilità che si formino agenzie deputate, appunto, alla verifica delle affermazioni. Non tutte le affermazioni potranno essere verificate, a volte le agenzie potranno pronunciarsi solo in termini di probabilità, ma, nei casi in cui un'agenzia di verifica della verità si pronuncia in maniera netta, mette in gioco la sua credibilità, poiché da una smentita di un'affermazione di questo genere difficilmente potrebbe riprendersi. In questo modo si selezionerebbero quelle affidabili e, col tempo, potremmo essere sicuri che, sulle affermazioni per le quali c'è un giudizio dichiarato come certo (certificato dall'agenzia diciamo), non sarà necessario fare ulteriori verifiche (magari le farà qualcuno ogni tanto, per continuare a saggiare la bontà delle affermazioni di quell'agenzia, o più probabilmente le faranno le agenzie avversarie).
Il grande vantaggio sarebbe che, nelle discussioni politiche non vedremmo più gli avversari passare il tempo ad affermare cose contrarie senza tema di smentita. Al contrario dovranno fare attenzione alle loro affermazioni, potranno basare i loro ragionamenti su alcuni punti fermi e dovrebbero farsi più strada coloro che hanno buone idee e buone intenzioni, invece dei venditori di fumo.

Per evitare che questo mio sogno rimanga tale, vorrei provare a realizzare una prima agenzia di questo tipo. Mi rendo conto delle difficoltà dell'impresa (forse non abbastanza), ma ci vorrei provare. Ho idea di realizzare uno spazio comune che favorisca la partecipazione di tutti i volenterosi al progetto, ma per ora potremmo accontentarci di un blog.
Ho una vaga idea di come organizzarlo, ma credo sia più giusto discuterne insieme.




Questo post era già stato pubblicato e commentato l'11/01/2010 su Blog Drome 
Non se ne è ancora fatto niente, ma prima o poi proveremo.





Non diamo in appalto la nostra anima


In quella parte dell'animo umano più profonda, lì dove finisce il razionale, il conosciuto ed inizia ciò che ancora non si riesce ad afferrare e che forse non è conoscibile, in questo terreno dove è difficile entrare, quasi negato da alcuni, ma capace di guidare la persona verso comportamenti che vanno assolutamente al di là di quello che è determinato dai geni, dalla sua natura animale, dalla sua stessa sopravvivenza, possono insinuarsi impostori e portare le persone dove non dovrebbero.

La spiritualità è certamente insita nell'uomo, non credo che sia una costruzione culturale, c'è un bisogno profondo di andare oltre il conosciuto, di dare un senso a ciò che sembra sfuggire alla ragione. Forse è semplicemente quella parte di confine tra il conosciuto e lo sconosciuto che riusciamo ad affrontare solo con l'intuito, riservandoci però la possibilità di portarla alla luce con la ragione, non appena saremmo in grado di farlo. Invece se si cristallizza, se diventa scritto, se addirittura diventa una struttura solida, potente, non è più in grado di svolgere questa funzione e finisce per essere un freno a questo processo (che invece ha bisogno di fluidità). Se quelle intuizioni di qualcosa oltre ciò che già conosciamo, pretendono di diventare non più discutibili, assolutamente immobili, smettono di essere uno strumento verso l'elevazione e la conoscenza e finiscono per diventare uno strumento potentissimo in mano a chi cinicamente lo sfrutta per i propri interessi.

Credo dunque che sia indispensabile distinguere tra la spiritualità e le religioni istituzionalizzate, da una parte infatti abbiamo una spinta verso una forma particolare di conoscenza, di rapporto con l'esistente e con gli altri, dall'altra la cristallizzazione di alcune particolari intuizioni legate ad un momento storico, ad una comunità, a tradizioni ben precise che poi sono proposte anche al di fuori di questo contesto. La mia sensazione è che la spiritualità tenda ad unire, a favorire il superamento di ciò che ancora non ha trovato un suo ordinamento definitivo, mentre le religioni istituzionalizzate tendano a dividere, perché ognuna si sente depositaria della verità assoluta ed in quanto assoluta non tollera che ci siano altre verità. Ovviamente nella realtà le cose non sono mai così nette come quando si tenta di descriverle, all'interno delle istituzioni religiose ci sono persone mosse da un autentico sentimento spirituale e al di fuori ci sono anche persone che si sentono mosse da intuizioni mistiche, ma che stanno solo raggirando se stesse e chi li segue.

Così mi sento in sintonia con le motivazioni di chi si pone contro le religioni, perché in loro nome si sono combattute guerre (ma poi, a ben vedere, esse erano solo la copertura di motivazioni diverse, principalmente economiche, però faceva comodo ammantarle in questa maniera per ottenere il consenso delle masse); con chi si pone contro di esse in quanto freno alla conoscenza, credo infatti che se le sue tematiche vengono realmente approfondite da una ricerca sincera possono essere al contrario uno sprone alla conoscenza e probabilmente lo sono state in molte occasioni, ma effettivamente se sono ferme nei loro 'dogmi', se ci sono affermazioni, presunte verità, che non possono essere messe in discussione e di cui si è persa l'origine, sono effettivamente un freno; e mi sento in sintonia con chi teme che vengano utilizzate per far accettare cose che altrimenti non sarebbero accettate e le cui motivazioni reali non sono quelle religiose.
Effettivamente la religione è spesso stata utilizzata da chi deteneva il potere per evitare che venisse messo in discussione, per evitare che le popolazioni si ribellassero contro le ingiustizie sociali, la sua autorità è spesso stata utilizzata per convincere, quando non c'erano altri modi per farlo.

Ma mi sento anche in sintonia con chi vive un autentico sentimento religioso, con chi intuisce un ordine superiore a quelli che conosciamo con la razionalità, con chi cerca di migliorarsi, con chi ha trovato un nuovo modo di vivere più in armonia con ciò che lo circonda. Mi permetto solo di suggerire di mantenere sempre aperta anche la ragione e di non accettare supinamente imposizioni e precetti, di cui non si comprende il senso, solo per l'autorità di chi li raccomanda.






Questo post era già stato pubblicato e commentato il 31/12/2009 su Blog Drome






Il discorso è stato ripreso parlando più specificatamente della chiesa nella risposta ad un'altro post sempre su Blog Drome:


Considero la chiesa cattolica apostolica romana un'istituzione politica, uno stato molto potente che non ha carri armati e divisioni (per riprendere una famosa battuta), ma è potente grazie alla sua diplomazia, grazie alla sua capacità di influenzare grandi masse in molti stati. È nata sulla base di un insegnamento rivoluzionario, da una delle più alte vette raggiunte dall'animo umano, ma ha cristallizato e spento questi insegnamenti, finendo in molti casi per fare il contrario di quanto raccomandato da quegli insegnamenti.
Al suo interno ci sono persone di tutti i tipi, come in ogni società e dunque ci sono anche tante ottime persone, persone che dedicano tutta la loro vita agli altri, persone che hanno solo nobilissimi propositi ed altre che ce li hanno molto più materiali.
A volte ho pensato che in realtà il Vaticano sia un residuo dell'impero romano, da Costantino in poi esso si è trasformato e mantenuto sotto queste false spoglie, dunque ha utilizzato quegli insegnamenti per dare al popolo quello che chiedeva, per contentarlo quanto basta, ponendo paletti, celando e lentamente trasformando quanto poteva dar fastidio al suo potere.
Ma al di là di teorie forse un po' bislacche, quello che oggettivamente è oggi, quello che vediamo, al di là di valutazioni religiose, spirituali o morali, è un'organizzazione che, nelle sue più alte gerarchie, persegue potere e denaro come tante altre organizzazioni. Grazie alla sua influenza su milioni di 'fedeli', condiziona la politica del nostro paese ed appoggia i partiti in cui sono persone attigue a comitati di affari che si trovano anche al suo interno, scambia anche senza troppo nasconderlo il suo appoggio politico con vantaggi economici per la sua organizzazione e finisce, in alcuni casi, per proporsi obiettivi contrari al benessere degli individui, al fine di incrementare la sua influenza: proibizione del preservativo anche dove potrebbe salvare milioni di persone dall'AIDS; contrarietà all'aborto regolamentato finendo dunque per favorire quello illegale (da quando c'è la legge che lo regolamenta, con tutte le politiche che lo accompagnano sono diminuiti enormemente gli aborti, dunque la legge non era pro-aborto, regolamentare non significa favorire); viene vietato l'uso delle cellule staminali per la ricerca, togliendo la possibilità di trovare nuove cura a malattie gravissime, lasciando che quelle stesse cellule vengano invece distrutte e tanti altri esempi si potrebbero fare.
Riguardo agli scambi con la politica, senza andare molto indietro, mi viene in mente l'aiuto dato all'attuale governo (l'appoggio alle coalizioni destro-leghiste è stato decisivo in diverse occasioni, in particolare in Piemonte e Lazio), in cambio dei finanziamenti alle scuole private cattoliche (in una fase di tagli drastici alla scuola pubblica già disastrata, quei finanziamenti - incostituzionali - sono invece stati incrementati).
Per tornare a temi più attuali c'è questo fatto molto inquietante: Ad Agrigento la Chiesa manda un opuscolo per sostenere il nucleare.
Inquietante perché non mi pare che abbia alcuna attinenza con la religione né essere a favore né essere contro (semmai sarebbe più coerente essere contro, vista la ricerca della naturalità in altri ambiti, la paura della scienza, manifestata spesso, il timore del nuovo ecc.).
Perché saranno a favore dunque? E perché proprio in Sicilia? Chi le deve costruire le nostre centrali?