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mercoledì 22 giugno 2011

La democrazia dei cittadini



Per la maggioranza, il governo e soprattutto il padrone di quasi tutto sono tempi duri.
Dopo la batosta delle aministrative ora arriva quest'altra dai referendum.
Se avesse mantenuto la posizione iniziale di non indicazione del voto, poteva esserlo di meno (lo era comunque perché si abrogano leggi volute da questo governo a parte dettagli). Ma considerando l'indicazione di non andare a votare (secondo me non legittima quanto lo sarebbe stato indicare di votare no), più, soprattutto, tutti i mezzucci utilizzati per far andare male il referendum (non accorpamento con le amministrative, con conseguente maggiore spesa di 350 milioni di euro, divieto di parlarne fino ad un paio di settimane fa ed anche dopo tribune messe in orari impossibili, telegiornali che ne parlavano pochissimo e male, dando anche indicazioni sbagliate sui giorni del voto). Considerando tutto ciò è una sonora sconfitta. 
Questa volta non hanno margini per buttarla in caciara!
Hanno straperso!

Ma più che degli sconfitti vorrei parlare dei vincitori che sono di certo i cittadini.
C'è una giustissima contestazione di tutti i partiti che è esplosa con tangentopoli (ma probabilmente covava anche da prima), che ha cercato rifugio più o meno momentaneo in nuovi o rimodernati partiti, ma che non ha trovato soddisfazione spingendo molti, sempre di più, verso l'astensione. Questa insofferenza verso i partiti, ogni tanto ha avuto manifestazioni visibili: nei girotondini, nell'onda, nel movimento 5 stelle, nel popolo viola, ma non trova rappresentanza vera in nessun partito. Sono persone attente che hanno capito molto della politica, molto più di quanto i politici credano ed altre che vanno dietro sentendo a pelle l'ondata. Sono soprattutto cittadini consapevoli dei propri diritti, stanchi di essere ingannati e strumentalizzati dai partiti, che vogliono fare politica (nel senso alto, più vero della parola) in prima persona, che non vogliono delegare, che si danno da fare per cose concrete, indipendentemente da ideologie e visioni più ampie che ognuno ha personalmente.
Mi pare che prima a Milano e Napoli e poi, soprattutto, con i referendum abbiamo vinto NOI.
Ha vinto ognuno di noi, sia chi si è dato più da fare, chi ha raccolto a suo tempo le firme, organizzato le associazioni, sia chi è tra i molti che ne ha parlato nei blog e su facebook, che è andato ad attaccare i volantini che si era stampato a casa propria, che li ha messi nelle cassette della posta dei vicini, che ha sensibilizzato familiari, amici e colleghi, che è andato a spronali fino al giorno del voto ed anche chi è semplicemente andato a votare. Abbiamo vinto tutti, ma soprattutto abbiamo preso coscienza che SI PUÒ FARE!
Questo mi pare più importante ancora dei risultati raggiunti che già sono importanti!
Non avremo il nucleare in Italia (forse non lo avremmo avuto comunque? magari si, ma a che costo? ci avremmo buttato comunque bei miliarducci, che poi era l'interesse principale di chi lo voleva), i comuni non saranno costretti a svendere ad ogni costo l'acqua (si privatizza anche ora ed io, per esperienza personale, ho visto come non convenga sotto nessun punto di vista, ma i comuni non saranno costretti a farlo e potranno scegliere), i presidenti del consiglio (così in generale ;-) ) avranno meno pretesti per non presentarsi in tribunale quando incriminati.
Dunque ce n'è di che festeggiare, ma soprattutto, credo che sia da festeggiare la presa di coscienza che SI PUÒ FARE, che ce la possiamo fare, che se ci organizziamo con obbiettivi ben chiari e condivisi possiamo prevalere sui partiti affaristi. Saranno loro, poi, a seguire (come è avvenuto ora), se faranno quello che i cittadini gli chiedono.
Come deve essere e come speriamo che sempre più sarà!



lunedì 23 maggio 2011

Cui Prodest?

Una delle leggi più assurde degli ultimi anni (ed è una gara dura perché di leggi assurde ne sono passate molte negli ultimi anni), è quella approvata qualche giorno fa (il 13/04/2011) al senato e detta impropriamente del processo breve (in verità sarebbe più corretto chiamarla del processo troncato). Tra i votanti ci sono stati anche 6 senatori dell'opposizione, ma questi con chi stanno realmente?
La stessa cosa è accaduta in molte altre occasioni, ci ricordiamo soprattutto di quella del 14 dicembre, quando alcuni, che teoricamente erano all'opposizione, hanno votato a favore del governo; oppure quando si doveva decidere di accorpare i referendum con le amministrative (risparmiando oltre 300 milioni e rendendo molto più probabile il raggiungimento del quorum), sarebbe bastato un solo voto per farcela e quel giorno mancavano ben 10 deputati dell'opposizione, ma questi da che parte stavano in realtà?
Pochi giorni fa è stato sequestrato e poi ucciso il pacifista Vittorio Arrigoni, da chi? Ufficialmente da cellule impazzite di un'organizzazione ultraislamica. Ma come stanno realmente le cose? Queste persone con chi stanno realmente?
Negli anni di piombo in Italia ci sono stati terroristi che si sono dichiarati di parti politiche diverse, che sembravano perseguire obiettivi diversi tra loro, che sono stati sconfitti alla fine, ma che hanno comunque influenzato molto la politica italiana e in quale direzione?
Alcuni sindacati lasciano che vengano ridotti diritti acquisiti, invece di contrapporsi alla controparte accettano le istanze di quest'ultima e contribuiscono a farle accettare ai lavoratori, firmano accordi in cui coloro che dovrebbero essere tutelati da loro lo sono sempre meno. Ma da che parte stanno realmente costoro?
La sinistra, i partiti che (in teoria) sostengono le ragioni della solidarietà, della giustizia sociale, dunque dei non privilegiati, della quasi totalità delle persone, è divisa, scomposta in un partito dove c'è di tutto (da persone che ricordano più o meno vagamente qual'è il ruolo del loro partito ad altri che non sembrano entrarci niente) ed un nugolo di partitucoli che non consentono neanche loro di arrivare ad essere rappresentati in parlamento, ma allora da che parte stanno realmente?

Potrei continuare a lungo con esempi di questo tipo, siamo pieni di situazioni in cui non è facile capire chi sia realmente colui che compie una determinata azione o dice una certa cosa.

L'unica via di uscita da questa confusione mi pare quella di chiedersi sempre:
a chi giova?
Ogni volta che non si capisce bene da che parte sta realmente qualcuno, non rimane che porsi questa domanda e tutto risulta più chiaro. Magari a volte si potrà anche sbagliare (se si prende in considerazione solo una singola ininfluente azione e non il comportamento tipico, quello attuato nelle occasioni più importanti e determinanti), sarà anche un metodo eccessivamente rozzo, ma mi pare l'unica via d'uscita. Potrà essere di difficile applicazione nei confronti di persone che a volte prendono posizioni difficilmente valutabili, che seguendo propri alti e rigorosi principi evitano volutamente di schierarsi non per timore, o per stare con il piede in due staffe, ma proprio per rigore morale. Ma anche in questo caso, può essere utile valutare l'effetto delle sue azioni più clamorose o importanti e quella possiamo dire che è la sua posizione, al di là perfino della sua percezione e volontà.

Applicando questa semplice tecnica dovremmo evitare facilmente molti inganni che vengono perpetuati regolarmente nei nostri confronti.

Ma a questo punto mi chiedo anche un'altra cosa, chi siamo noi e chi sono loro? Da che parte stiamo noi stessi?
Prima di tutto stiamo dalla parte dell'uomo e qui direi che difficilmente qualcuno potrebbe dirsi da una parte diversa, dire che è contro l'uomo, anche se i comportamenti di alcuni sembrerebbero tali.
Siamo anche dalla parte della natura ed anche qui credo che si possa essere tutti d'accordo, perché qualcuno dovrebbe essere contro? Significherebbe essere contro se stessi in ultima analisi, perché la nostra stessa esistenza è legata al mantenimento di certi equilibri, perché chiunque preferisce un'ambiente il più possibile 'naturale' ad uno degradato (certo la perversione umana non ha limiti, ma comunque in linea di massima). Posso capire però che alcuni preferiscano perseguire comunque i loro interessi, fregandosene delle conseguenze delle loro azioni sia sull'uomo che sulla natura. Però, a ben guardare, anch'essi, se non fossero accecati dall'avidità, dovrebbero stare dalla nostra stessa parte, non dovrebbero esserci parti diverse riguardo a questo, ma prendiamo atto della situazione attuale e del fatto che ci sia questa minoranza. Comunque dovrebbero essere pochissimi. Invece vediamo che gli interessi di costoro sono tutelati da molte più persone, da moltissimi che pure ne traggono solo svantaggi, ma che ciononostante li appoggiano, avendone evidentemente altri vantaggi reali o supposti (secondo me solo supposti, anzi suppostoni).
Continuando con questo ragionamento, con questa raccolta di ovvietà direi, mi pare che un'altra categoria di divisioni potrebbe trovarsi tra l'essere a favore di alcuni privilegi e/o rendite di posizione, o essere per l'abolizione di queste. In questa categoria mi pare che rientrino la maggior parte delle diatribe della politica nostrana. Quando si discute (per rimanere alle più recenti azioni del parlamento) se abbreviare la prescrizione dei processi (non abbreviarli realmente, perché per quello sarebbe necessario individuare le cause dei rallentamenti ed agire su quelle) si favorisce chi ha commesso reati (e con questo sistema la fa franca) nei confronti di chi li ha subiti (che quindi non trova giustizia); chi corrompe (uno dei reati che trarrà maggiore giovamento da questa legge) rispetto al resto della popolazione che subirà invece un danno economico (già oggi quantificato, da stime prudenti, in oltre 60 miliardi di euro!); si aiuta chi mette al rischio la sicurezza a danno di tutti noi che non siamo tutelati.
Quando si ricorre a delle astuzie per evitare che i referendum popolari raggiungano il quorum, si stanno favorendo gli interessi che venivano messi in discussione dai referendum (quelli delle multinazionali dell'acqua, quelli di chi costruirà le centrali nucleari, quelli di chi trarrà beneficio dal legittimo impedimento), dunque gli interessi di pochi, nei confronti di quelli di quasi tutti i cittadini.
Quando si tagliano i fondi per la scuola pubblica e si danno alle private, si stanno danneggiando i molti che mandano i figli alla scuola pubblica, per favorire i pochi che li mandano alle private.
Quando è stato fatto lo scudo fiscale (permettendo a chi aveva evaso le tasse, o aveva fondi neri, o comunque di provenienza più o meno illecita, depositati all'estero, di riportarli in Italia pagando solo il 5%), sono stati favoriti pochi (magari anche molti, ma comunque pochi percentualmente) rispetto a tutti gli altri che avevano pagato regolarmente le tasse.
Quando subiamo tutti i danni della crisi e vengono prospettati nuovi sacrifici, ma coloro che ne sono responsabili non subiscono alcun danno e non vengono attuate strategie per evitare che si ripetano situazioni del genere, si tutelano i loro interessi ai danni di quelli di tutta la popolazione.
Quando viene fatta una legge per cui coloro che saranno eletti vengono scelti da pochi, invece che da tutti i cittadini, si stanno favorendo appunto quei pochi a discapito di tutta la popolazione.
Quando si cerca di modificare la costituzione per togliere la sovranità al popolo e darla al parlamento (anche prima era al parlamento di fatto, ma in quando rappresentati del popolo e vengono riconosciute, con pari dignità, le altre istituzioni) si sta passando in maniera esplicita da una democrazia ad un'oligarchia (lo siamo anche ora di fatto, ma in quel caso lo saremmo legalmente), si stanno favorendo quei pochi e gli interessi che stanno loro dietro nei confronti di tutti gli altri.

Insomma in tutti questi casi dovremmo stare tutti dalla stessa parte, o almeno quasi tutti dalla stessa parte. Solo pochi privilegiati, ingiustamente favoriti, avrebbero motivo di non essere dalla nostra parte, da quella della quasi totalità della popolazione. Addirittura loro stessi potrebbero stare comunque con noi, se prevalesse in loro il senso di giustizia sull'interesse personale! Mi rendo conto che questa ipotesi sembra assurda, però, curiosamente, non ci sembra assurdo quando avviene il contrario, per cui chi è sfavorito da certe scelte accetta pazientemente l'ennesimo sopruso come inevitabile, come se non ci fosse scelta.
Dunque perché ci sono tante contrapposizioni e spaccature? Non hanno senso lotte e divisioni, se non quella tra il privilegio e la giustizia, tra i pochi privilegiati e la quasi totalità della popolazione. Tutte le altre divisioni non hanno una vera, profonda, ragione di essere e dovrebbero sempre insospettirci.
Ora questa contrapposizione, l'unica che avrebbe ragione di essere, è invece invisibile, sembra che non ci sia, al contrario tutti dicono di fare gli interessi dei cittadini. Nessuno ammette di fare gli interessi particolari di pochi (ci mancherebbe!), ma poi di fatto è così. Tanti piccoli interessi di minoranze potenti sono tutelati e quelli della maggioranza, della quasi totalità dei cittadini no!
Questo per essere chiaro, per farmi capire, poi le cose sono un po' più complesse. Le varie fazioni tutelano magari gli interessi di alcune categorie di persone rispetto ad altre, in alcune questioni su cui vengono puntati i riflettori, si cercano di mettere in contrapposizione interessi particolari invece di trovare soluzioni che accontentino tutti (ma fare regali a qualcuno), ma tutto questo accade sempre su cose secondarie, di effetto ma non di sostanza, ci spacchiamo sugli anni di Ruby,; sulle case a Montecarlo; su dove smistare coloro che arrivano con i barconi (una piccola percentuale di coloro che ogni anno arrivano nel nostro paese); sul colore dei calzini di un magistrato; sull'appendere o meno il crocefisso; sul come tassare di più o di meno, togliendo da una parte ed aumentando da un'altra (ma sempre e comunque gli stessi, senza veri tentativi di far pagare tutti).
Coloro che detengono realmente il potere (i beneficiari delle leggi che favoriscono pochi a discapito di molti), sono riusciti a confondere le acque, a creare spaccature dove non hanno reale motivo di esservi, dunque dobbiamo dotarci di strumenti che vadano nella direzione contraria.
Uno strumento fondamentale per iniziare a fare chiarezza mi pare proprio quello di chiederci sempre:  
CUI PRODEST?



Questo post era già stato pubblicato e commentato il 22/04/2011 su Blog Drome



Scuola pubblica


Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!

 Immagino che all'inizio di questo pezzo pensavate che io stessi facendo ironia su quello che è stato fatto negli ultimi tempi alla scuola pubblica. Invece queste parole risalgono a 61 anni fa, pronunciate da chi aveva visto qualcosa di simile durante il fascismo e metteva in guardia, con lungimiranza, sulla possibilità che potesse capitare di nuovo.
Ho sentito queste parole sabato, riportate da Gramellini durante 'Che tempo che fa' e sono rimasto impressionato proprio da questa corrispondenza.
Qualche giorno fa si è polemizzato sulla frase del presidente del consiglio secondo la quale le scuole pubbliche hanno il difetto di insegnare principi diversi da quelli insegnati dalla famiglia di origine (e nel caso suo sarà vero,  molto probabilmente, non ce lo vedo ad insegnare il rispetto della legalità, l'altruismo, il rispetto dell'altro, il senso civico in generale). Ma quelle parole (ovviamente smentite, sebbene ci siano le registrazioni audiovisive), vengono dopo le sforbiciate della Gelmini date non tanto per risparmiare (dato che in contemporanea sono stati incrementati i fondi per le scuole private), ma con uno scopo ben preciso che prima potevo solo sospettare e che ora mi pare chiaro.






Questo post era già stato pubblicato e commentato il 07/03/2011 su Blog Drome

domenica 22 maggio 2011

Gli ingenui


Nel paese dei furbi, o meglio, quello in cui molti si sentono e fanno i furbi, in cui l'eccesso di comportamenti da furbi causa problemi a tutti, compresi coloro che credono di essere furbi, è assolutamente sorprendente quanti sono gli ingenui. La cosa più sorprendente è che gli ingenui sono gli stessi che si sentono furbi. Sono così ingenui che non si accorgono delle malefatte dei potenti, che credono a tutte le loro giustificazioni, anche le più improbabili, le più inverosimili. I fessi, gli onesti, quelli che in genere sono ingannati dai furbi, quelli che credono nella legalità, nella giustizia, che non cercano di farsi strada ricorrendo a sotterfugi, a 'conoscenze', a scorciatoie di varia natura, vedono gli inganni di questi potenti, ne parlano, provano a parlarne anche con i furbi, ma questi ultimi non credono a quello che gli viene detto, credono solo a ciò che gli dice il potente.
Questo almeno è quello che sembra, i furbi assurdamente ingenui e creduloni ed i fessi con gli occhi aperti. Siamo proprio un paese strano. La mia impressione però è che gli ingenui non siano così ingenui come vogliono far sembrare, che il loro sia l'ennesimo inganno che tentano di fare. Per loro la verità non esiste, ma non perché abbiano una qualche concezione filosofica che li porta a questa conclusione, no, ma perché si sono arresi, alcuni da poco, altri da così tanto tempo che ormai non ricordano neanche quando hanno iniziato a farlo. Ma si sono arresi, cercare di interpretare la realtà intorno a loro era troppo difficile, erano necessari strumenti culturali di cui a torto o, più spesso, a ragione, non si sentivano forniti e dunque le cose possono essere in un modo o in un'altro, ma è troppo faticoso scoprire come sono realmente, in più le conclusioni cui si arriva devono spesso essere cambiate, no non ne vale proprio la pena, inoltre ci sono molte cose meno impegnative da fare e con un riscontro in termini di piacere molto più immediato. A questo punto la verità è semplicemente quella che fa più comodo. Ci sono sempre argomenti a favore di un'interpretazione o di un'altra, magari alcune argomentazioni sono più valide di altre, ma non importa, è più facile seguire la tesi di coloro che sentono più vicini a pelle, quelli in cui è più facile immedesimarsi, ma soprattutto quelli che non sentono pericolosi per i loro comportamenti più i meno illegali, per le loro furberie. Dunque gli ingenui a ben vedere non sono così ingenui, stanno semplicemente facendo i furbi, come sempre. 
La disonestà non ha limiti.

Non può averne. Forse, in parte, ne ha nella paura di essere scoperti, nella mancanza di coraggio del disonesto, ma non ha limiti morali, i limiti appartengono ad un'altro dominio, quello dell'onestà.
Così chi è disonesto in una cosa, lo è in tutto, almeno in tutto quello in cui riesce ad esserlo, in tutto quello in cui ha il coraggio e la convenienza di esserlo. Spesso è inutile parlare con loro, argomentare, in realtà non stanno discutendo, non stanno confrontando le vostre ragioni con le loro, stanno solo pensando quale argomento conviene buttare lì per uscirne con una certa dignità (in genere portando l'argomento su qualcosa che c'entra solo marginalmente oppure, più spesso, portando argomenti a favore della loro solita tesi che i politici sono tutti uguali), ma sanno già da quale parte stare per convenienza e non si smuoveranno da quella parte.
Sono esseri semplici, che cercano la gratificazione immediata, i risultati rapidi, una vita facile per sé, in alcuni casi anche per la propria famiglia, per il proprio circondario, ma non hanno alcun interesse per le conseguenze delle loro azioni ad un raggio maggiore. Non stancateli troppo cercando di farli ragionare, non parlategli di regole, non pretendete che riconoscano la validità di una qualche morale; magari alcuni tireranno fuori i valori cristiani, ma non crediate che sappiano di cosa stanno parlando, semplicemente identificano il proprio sistema di valori con quello cristiano di cui hanno un vago e confuso ricordo, per loro i valori cristiani sono più o meno quello che viene loro spontaneo fare, più qualcos'altro che si può anche non rispettare, tanto poi ci si può sempre confessare.
Ne conosciamo 315 di questi ingenui, ma ce ne sono molti altri tra noi, troppi in effetti, ma non tanti come vorrebbero farci credere, non più di uno su quattro e tra questi c'è anche una parte di ingenui veri che sono solo tali senza essere furbi. Sono pochi ma fanno molto rumore, sono ingombranti, la loro impronta ecologica è più pesante, l'impressione negativa che all'estero hanno di noi italiani è dovuta principalmente a loro, perfino noi, ci dimentichiamo che sono una minoranza ed elenchiamo i loro difetti come se appartenessero a tutti gli italiani.




Questo post era già stato pubblicato e commentato il 20/02/2011 su Blog Drome


lunedì 25 aprile 2011

Il sindacato dei cittadini



L'altro ieri c'è stato il giorno tanto atteso, quello della sfiducia a Berlusconi. 
Con i suoi soliti sistemi (quasi tutti si possono comprare) ha, per ora, aggirato l'ostacolo, ottenedo una risicata maggioranza.
Ci sono state proteste di vario tipo e di diversa intensità in tutta Italia. 
Le proteste, come sempre, sono state strumentalizzate dal potere attuale e lo saranno sempre più. Potranno anche essere utilizzate per giustificare ulteriori restrizioni delle nostre libertà, per blindare ancora di più i luoghi istituzionali e per giustificare ogni porcata che vorranno. Le azioni violente probabilmente sono frutto della strategia Kossiga (infiltra, fai in modo che si creino disordini e poi reprimi). Ma comunque la partecipazione globale ci ha fatto capire che c'è voglia di ribellarci, di fare qualcosa.
La maggioranza del paese (non del parlamento), quella delle persone che lavorano e che studiano, che mandano avanti la nostra nazione e che la manderanno avanti domani (i veri moderati insomma), è stufa di tutto ciò. Non proprio tutti in realtà, alcuni sono troppo obnubilati per capire, alcuni ne traggono (o credono di trarne) vantaggi, ma quasi tutti direi di si. 
Dunque c'è una contrapposizione tra la parte produttiva e la parte parassitica, potremmo dire semplificando.
Presto ci saranno nuove elezioni, ma le varie lobby di potere (quelle legali e, soprattutto, quelle no, quelle ufficiali e quelle sotterranee) hanno infiltrato tutto per cui chiunque vinca, vinceranno sempre loro (questo non significa che sono tutti uguali comunque, se nell'IDV ce n'erano un paio ed ora sono dovuti venire allo scoperto, se nel PD ce ne sono molti ed anche ai vertici, nei centristi sono la maggior parte e nel PDL direi la totalità).
Dunque cosa fare?
Vanno bene tutte le inziative già in corso e più ce ne sono e meglio è (è assolutamente il momento di darsi da fare, uomini di buona volontà e purezza di intenti uniamoci!), ma ne aggiungerei una che mi pare possa essere risolutiva anche se non in tempi brevi.
Io proporrei di formare una specie di sindacato dei cittadini.
In cosa consisterebbe? Ci sono già associazioni di cittadini che lavorano anche bene (alcune di più altre di meno). Ma sarebbe qualcosa di diverso. Forse si potrebbero coordinare alcune di queste, ma non mi interessa come arrivarci per ora.
Per ora mi interessa mettere a fuoco il punto di arrivo.
Il punto di arrivo dovrebbe essere un'organizzazione forte, che possa imporre le esigenze dei cittadini (dunque le esigenze collettive, il bene comune, non quelle di una componente, di una categoria contrapposta ad un'altra) alla politica.
Mi si risponderà ma è quello che deve fare la politica! C'è per questo!
È vero, ma la politica è sottoposta alla pressione delle lobby, in maniera esplicita o sotterranea fa gli interessi di una parte ai danni degli altri. Lasciamo poi da parte la degenerazione della politica italiana attuale per cui fa gli interessi di un comitato di affari coinvolgente mafie, imprenditori in affari con esse, settori della massoneria, delle gerarchie ecclesiastiche ecc. 
Ma anche se fosse più limpida di così, comunque dovrebbe subire la pressione di forti concentrazioni economiche. Cosa contrapporre a questo?
Un sindacato dei cittadini servirebbe proprio a questo, dovrebbe fare un po' quello che ha fatto il sindacato nei tempi gloriosi in cui, faticosamente, ha migliorato le condizioni dei lavoratori.
Questi cittadini onesti, produttivi, ovviamente avranno idee diverse tra loro, un'idea di futuro diversa, impossibile pensare che si voglia tutti la stessa cosa, ma ci sono cose che sono valide per tutti, cui nessun cittadino onesto sarebbe contrario, il sindacato servirebbe per rivendicare questi punti. 
Il suo strumento di lotta non sarebbe lo sciopero dal lavoro, ma quello dagli acquisti, di volta in volta, coordinati, compatti, tutti insieme si colpirebbe chi calpesta i diritti dei cittadini e si premierebbe chi invece ci viene incontro.
A me sembra qualcosa dalle potenzialità enormi. Mi sfugge qualcosa? Sbaglio nelle mie valutazioni?
Certo bisogna capire come dovrebbe coordinarsi, come prendere le decisioni, è fondamentale definire bene queste cose, pensare bene a tutti i rischi di degenerazione e prevenirli, ma l'idea di fondo vi pare giusta?





Questo post era già stato pubblicato e commentato il 16/12/2010 su Blog Drome

venerdì 22 aprile 2011

Le verità in politica



Evitando di addentrarmi nella discussione filosofica sulla verità, mi accontento di considerarla nell'accezione di enunciato non confutato, di semplice affermazione suffragata da prove convincenti.
Nelle scienze c'è il metodo scientifico con il quale si cerca di verificare la corrispondenza di ipotesi con quanto può essere sperimentato nella realtà. Gli scienziati sono sempre pronti a rimettere in discussione le verità acquisite, se nuove osservazioni e nuovi esperimenti mettono in discussione le teorie correnti. C'è insomma uno sforzo onesto di cercare la verità, anche scienziati che hanno posizioni diverse, sono comunque d'accordo sul metodo e devono accettare come fatti i risultati degli esperimenti altrui (che eventualmente possono replicare per metterli alla prova). Tutto ciò viene messo, in parte, in discussione, quando ci sono di mezzo forti interessi economici, in questi casi può capitare che chi ha interesse a far passare una certa verità di comodo, riesca ad assoldare qualcuno che tenti di confutare dei risultati scomodi o di contrapporne altri che sembrano smentirli. È quello che è accaduto in passato riguardo alla nocività del tabacco (si veda ad esempio il libro di Devra Davis) e che sta accadendo attualmente riguardo alle cause del riscaldamento terrestre.

La politica sembra invece ignorare la ricerca della verità, non c'è un reale sforzo di andare ad appurare come stanno le cose, ma, al contrario, si cerca di propagandare che stanno nel modo che fa più comodo alla propria parte, a prescindere. Siamo noi, cittadini comuni, in questi casi, che dobbiamo farci carico di verificare le affermazioni che ci propinano. Essendo in molti casi dispendioso, difficile ed in alcuni decisamente impossibile, ci affidiamo a chi, in precedenza, abbiamo ritenuto affidabile e, in molti casi, accettiamo le sue affermazioni. Sarebbe bello potersi affidare a qualcuno che verifichi per noi la genuinità delle affermazioni. Sarebbe anche pericoloso, dato che rischieremmo di perdere, col tempo, la nostra capacità di verificare di persona, ma, se condito della giusta dose di diffidenza, questa possibilità ci eviterebbe di dover ripartire sempre dall'inizio (avete presente Dory nel cartone 'Alla ricerca di nemo'?) e ci fornirebbe finalmente alcuni punti fermi su cui costruire affermazioni più solide, più o meno come avviene nelle scienze.
Immaginavo, quindi, la possibilità che si formino agenzie deputate, appunto, alla verifica delle affermazioni. Non tutte le affermazioni potranno essere verificate, a volte le agenzie potranno pronunciarsi solo in termini di probabilità, ma, nei casi in cui un'agenzia di verifica della verità si pronuncia in maniera netta, mette in gioco la sua credibilità, poiché da una smentita di un'affermazione di questo genere difficilmente potrebbe riprendersi. In questo modo si selezionerebbero quelle affidabili e, col tempo, potremmo essere sicuri che, sulle affermazioni per le quali c'è un giudizio dichiarato come certo (certificato dall'agenzia diciamo), non sarà necessario fare ulteriori verifiche (magari le farà qualcuno ogni tanto, per continuare a saggiare la bontà delle affermazioni di quell'agenzia, o più probabilmente le faranno le agenzie avversarie).
Il grande vantaggio sarebbe che, nelle discussioni politiche non vedremmo più gli avversari passare il tempo ad affermare cose contrarie senza tema di smentita. Al contrario dovranno fare attenzione alle loro affermazioni, potranno basare i loro ragionamenti su alcuni punti fermi e dovrebbero farsi più strada coloro che hanno buone idee e buone intenzioni, invece dei venditori di fumo.

Per evitare che questo mio sogno rimanga tale, vorrei provare a realizzare una prima agenzia di questo tipo. Mi rendo conto delle difficoltà dell'impresa (forse non abbastanza), ma ci vorrei provare. Ho idea di realizzare uno spazio comune che favorisca la partecipazione di tutti i volenterosi al progetto, ma per ora potremmo accontentarci di un blog.
Ho una vaga idea di come organizzarlo, ma credo sia più giusto discuterne insieme.




Questo post era già stato pubblicato e commentato l'11/01/2010 su Blog Drome 
Non se ne è ancora fatto niente, ma prima o poi proveremo.





Non diamo in appalto la nostra anima


In quella parte dell'animo umano più profonda, lì dove finisce il razionale, il conosciuto ed inizia ciò che ancora non si riesce ad afferrare e che forse non è conoscibile, in questo terreno dove è difficile entrare, quasi negato da alcuni, ma capace di guidare la persona verso comportamenti che vanno assolutamente al di là di quello che è determinato dai geni, dalla sua natura animale, dalla sua stessa sopravvivenza, possono insinuarsi impostori e portare le persone dove non dovrebbero.

La spiritualità è certamente insita nell'uomo, non credo che sia una costruzione culturale, c'è un bisogno profondo di andare oltre il conosciuto, di dare un senso a ciò che sembra sfuggire alla ragione. Forse è semplicemente quella parte di confine tra il conosciuto e lo sconosciuto che riusciamo ad affrontare solo con l'intuito, riservandoci però la possibilità di portarla alla luce con la ragione, non appena saremmo in grado di farlo. Invece se si cristallizza, se diventa scritto, se addirittura diventa una struttura solida, potente, non è più in grado di svolgere questa funzione e finisce per essere un freno a questo processo (che invece ha bisogno di fluidità). Se quelle intuizioni di qualcosa oltre ciò che già conosciamo, pretendono di diventare non più discutibili, assolutamente immobili, smettono di essere uno strumento verso l'elevazione e la conoscenza e finiscono per diventare uno strumento potentissimo in mano a chi cinicamente lo sfrutta per i propri interessi.

Credo dunque che sia indispensabile distinguere tra la spiritualità e le religioni istituzionalizzate, da una parte infatti abbiamo una spinta verso una forma particolare di conoscenza, di rapporto con l'esistente e con gli altri, dall'altra la cristallizzazione di alcune particolari intuizioni legate ad un momento storico, ad una comunità, a tradizioni ben precise che poi sono proposte anche al di fuori di questo contesto. La mia sensazione è che la spiritualità tenda ad unire, a favorire il superamento di ciò che ancora non ha trovato un suo ordinamento definitivo, mentre le religioni istituzionalizzate tendano a dividere, perché ognuna si sente depositaria della verità assoluta ed in quanto assoluta non tollera che ci siano altre verità. Ovviamente nella realtà le cose non sono mai così nette come quando si tenta di descriverle, all'interno delle istituzioni religiose ci sono persone mosse da un autentico sentimento spirituale e al di fuori ci sono anche persone che si sentono mosse da intuizioni mistiche, ma che stanno solo raggirando se stesse e chi li segue.

Così mi sento in sintonia con le motivazioni di chi si pone contro le religioni, perché in loro nome si sono combattute guerre (ma poi, a ben vedere, esse erano solo la copertura di motivazioni diverse, principalmente economiche, però faceva comodo ammantarle in questa maniera per ottenere il consenso delle masse); con chi si pone contro di esse in quanto freno alla conoscenza, credo infatti che se le sue tematiche vengono realmente approfondite da una ricerca sincera possono essere al contrario uno sprone alla conoscenza e probabilmente lo sono state in molte occasioni, ma effettivamente se sono ferme nei loro 'dogmi', se ci sono affermazioni, presunte verità, che non possono essere messe in discussione e di cui si è persa l'origine, sono effettivamente un freno; e mi sento in sintonia con chi teme che vengano utilizzate per far accettare cose che altrimenti non sarebbero accettate e le cui motivazioni reali non sono quelle religiose.
Effettivamente la religione è spesso stata utilizzata da chi deteneva il potere per evitare che venisse messo in discussione, per evitare che le popolazioni si ribellassero contro le ingiustizie sociali, la sua autorità è spesso stata utilizzata per convincere, quando non c'erano altri modi per farlo.

Ma mi sento anche in sintonia con chi vive un autentico sentimento religioso, con chi intuisce un ordine superiore a quelli che conosciamo con la razionalità, con chi cerca di migliorarsi, con chi ha trovato un nuovo modo di vivere più in armonia con ciò che lo circonda. Mi permetto solo di suggerire di mantenere sempre aperta anche la ragione e di non accettare supinamente imposizioni e precetti, di cui non si comprende il senso, solo per l'autorità di chi li raccomanda.






Questo post era già stato pubblicato e commentato il 31/12/2009 su Blog Drome






Il discorso è stato ripreso parlando più specificatamente della chiesa nella risposta ad un'altro post sempre su Blog Drome:


Considero la chiesa cattolica apostolica romana un'istituzione politica, uno stato molto potente che non ha carri armati e divisioni (per riprendere una famosa battuta), ma è potente grazie alla sua diplomazia, grazie alla sua capacità di influenzare grandi masse in molti stati. È nata sulla base di un insegnamento rivoluzionario, da una delle più alte vette raggiunte dall'animo umano, ma ha cristallizato e spento questi insegnamenti, finendo in molti casi per fare il contrario di quanto raccomandato da quegli insegnamenti.
Al suo interno ci sono persone di tutti i tipi, come in ogni società e dunque ci sono anche tante ottime persone, persone che dedicano tutta la loro vita agli altri, persone che hanno solo nobilissimi propositi ed altre che ce li hanno molto più materiali.
A volte ho pensato che in realtà il Vaticano sia un residuo dell'impero romano, da Costantino in poi esso si è trasformato e mantenuto sotto queste false spoglie, dunque ha utilizzato quegli insegnamenti per dare al popolo quello che chiedeva, per contentarlo quanto basta, ponendo paletti, celando e lentamente trasformando quanto poteva dar fastidio al suo potere.
Ma al di là di teorie forse un po' bislacche, quello che oggettivamente è oggi, quello che vediamo, al di là di valutazioni religiose, spirituali o morali, è un'organizzazione che, nelle sue più alte gerarchie, persegue potere e denaro come tante altre organizzazioni. Grazie alla sua influenza su milioni di 'fedeli', condiziona la politica del nostro paese ed appoggia i partiti in cui sono persone attigue a comitati di affari che si trovano anche al suo interno, scambia anche senza troppo nasconderlo il suo appoggio politico con vantaggi economici per la sua organizzazione e finisce, in alcuni casi, per proporsi obiettivi contrari al benessere degli individui, al fine di incrementare la sua influenza: proibizione del preservativo anche dove potrebbe salvare milioni di persone dall'AIDS; contrarietà all'aborto regolamentato finendo dunque per favorire quello illegale (da quando c'è la legge che lo regolamenta, con tutte le politiche che lo accompagnano sono diminuiti enormemente gli aborti, dunque la legge non era pro-aborto, regolamentare non significa favorire); viene vietato l'uso delle cellule staminali per la ricerca, togliendo la possibilità di trovare nuove cura a malattie gravissime, lasciando che quelle stesse cellule vengano invece distrutte e tanti altri esempi si potrebbero fare.
Riguardo agli scambi con la politica, senza andare molto indietro, mi viene in mente l'aiuto dato all'attuale governo (l'appoggio alle coalizioni destro-leghiste è stato decisivo in diverse occasioni, in particolare in Piemonte e Lazio), in cambio dei finanziamenti alle scuole private cattoliche (in una fase di tagli drastici alla scuola pubblica già disastrata, quei finanziamenti - incostituzionali - sono invece stati incrementati).
Per tornare a temi più attuali c'è questo fatto molto inquietante: Ad Agrigento la Chiesa manda un opuscolo per sostenere il nucleare.
Inquietante perché non mi pare che abbia alcuna attinenza con la religione né essere a favore né essere contro (semmai sarebbe più coerente essere contro, vista la ricerca della naturalità in altri ambiti, la paura della scienza, manifestata spesso, il timore del nuovo ecc.).
Perché saranno a favore dunque? E perché proprio in Sicilia? Chi le deve costruire le nostre centrali?

mercoledì 18 novembre 2009

Le concentrazioni di potere

Se il potere fosse realmente distribuito non ci sarebbero problemi politici, sociali, economici.
Proviamo ad immaginare una comunità umana il più semplice possibile, praticamente poche famiglie che condividono i frutti del loro lavoro. Situazione apparentemente idilliaca e irrealistica. Probabilmente all’alba della civiltà, una tale convivenza sarebbe stata possibile solo in un ambiente molto ricco di risorse naturali e senza altri insediamenti. Altrimenti, se non ci fossero state sufficienti risorse, avrebbero finito per lottare tra di loro, se ci fosse stata abbondanza prima o poi sarebbero arrivati altri gruppi con l’intenzione di appropriarsene ed avrebbero dovuto lottare per difendere il proprio territorio e le proprie risorse. In ogni caso si vengono a stabilire, a seguito di lotte reali o potenziali, nuovi rapporti di forza in cui c’è chi gode maggiormente delle risorse offerte dalla natura e dal lavoro umano e chi deve accontentarsi di meno. Quindi che ci sia il singolo più forte, o il gruppo più forte che prevarica l’altro, sembra proprio inevitabile che ci siano disparità. Nelle prime civiltà di cui abbiamo notizie abbiamo già situazioni di stratificazioni sociali, con alcuni che hanno privilegi e maggiore accesso alle risorse. Probabilmente quelle piccole differenze, che avevamo ipotizzato come esperimento mentale, si sono accentuate insieme alla crescente complessità delle civiltà. Quindi, in epoche e regioni diverse, assistiamo ad un evidente accentrarsi del potere, per cui chi si trova in una posizione di forza, riesce ad aumentarlo ulteriormente. Anche le prime regolamentazioni erano asimmetriche, servivano proprio a chi aveva potere per mantenerlo e accentuarlo. C'era chi aveva doveri e chi diritti. Era come se, più o meno esplicitamente, si dicesse: noi potremmo schiacciarvi facilmente in ogni momento, se volete vivere (o sopravvivere) accettate questa situazione.
Successivamente con la democrazia greca, con il diritto romano, le regole hanno cercato di rifarsi a principi di giustizia generali, ideali. La tendenza generale, almeno negli ultimi secoli e al di là di oscillazioni temporanee, è stata quella di fare regole, nate come concessione dall'alto, ma rifacentesi ad un senso sempre più maturo di giustizia, magari partendo da precetti religiosi. Gradualmente maturò una sorta di contratto tra chi detiene il potere e chi è governato.
Ma è solo con le rivoluzioni che le costituzioni, le leggi si pongono come obbiettivo anche quello distribuire in maniera equa il potere, di contrastare concentrazioni di potere, che si persegue veramente l'uguaglianza tra i cittadini.
Non vorrei addentrarmi sul lato giuridico e storico ma solo provare ad immaginare la storia umana, come una lotta tra l’accentramento del potere e le regole per limitarlo. Magari non è stato sempre così, ma, in teoria lo è oggi. La regola aurea che ‘la legge è uguale per tutti’ stabilisce, intuitivamente, proprio che non ci sono più nobili, reali, persone che sono sopra le regole, ma che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. Questo principio sembra proprio uno spartiacque tra un epoca in cui le regole erano impartite dall'alto, da chi imponeva le sue regole ad i suoi sudditi ad una in cui siamo tutti cittadini uguali davanti alla legge. Alcuni, per un certo periodo, sono delegati a fare nuove regole, a migliorare quelle che ci sono, a organizzare la società nel modo migliore per tutti, ma non sono diversi dagli altri. Alcuni hanno più mezzi finanziari, ciò gli permette di avere un impatto maggiore sulla società e in definitiva, proprio per questo, anche di incrementare ulteriormente questa superiorità economica con più facilità, ma non hanno più diritti.
Quindi siamo tutti soggetti alle stesse regole, ma queste regole hanno un impatto diverso su ognuno di noi in base al ruolo che ricopriamo, in base al potere che abbiamo. Più si ha potere e più queste regole ci toccano poco, perché abbiamo più mezzi per sottrarci ad esse, ma anche per far si che mutino nella direzione che ci fa più comodo.
Se chi possiede il potere economico riesce a piazzare delle regole che, invece di limitare, accentuano la propria posizione, il potere legislativo sta venendo meno alla propria funzione, ma questo sta avvenendo in molte delle società occidentali, in maniera più o meno evidente. Se coloro che hanno più potere si accordano tra loro per rafforzare le loro posizioni, eliminando eventuali limiti alla loro azione e ponendoli invece a chi potrebbe contrastarli, gradualmente si sta togliendo anima e senso alla democrazia, pur mantenendone l'aspetto esteriore. Il potere legislativo è controllato, in democrazia, dal potere del popolo esercitato con il voto, ma se le masse non sono messe correttamente al corrente di leggi fatte per andare contro di loro, questo potere non può essere esercitato liberamente. Quindi è indispensabile che ci sia un’informazione libera di informare liberamente, ma libera anche da condizionamenti economici, che, altrimenti, potrebbe essere interessata a non far conoscere alcune cose, o a farle conoscere in maniera deformata. Ecco allora che le concentrazioni di potere sono di una gravità enorme, scardinano la democrazie dal di dentro senza che si abbia la piena consapevolezza di ciò.
In Italia questo processo sembra aver preso una strada senza via di uscita, in cui chi ha il potere economico e politico (che già non dovrebbero coincidere nella stessa persona per quello che abbiamo detto), ha anche il controllo della maggior parte dei mezzi di informazione per cui le masse, sono sistematicamente informate in maniera da orientare le loro posizioni nel modo che fa più comodo a chi detiene il potere. Così la maggior parte delle persone ha una percezione molto limitata delle cause del disagio che prova quotidianamente, chi dovrebbe migliorare le proprie condizioni (o almeno non peggiorarle) è percepito come benefattore, paladino del bene comune, non viene proprio preso in considerazione che proprio lui può essere l'origine del peggioramento. La sistematica creazione di una sottocultura nutrita dalle televisioni ha creato e mantenuto una moltitudine di incapaci di critica, pronti a credere a tutto quello che gli dice la TV, la loro realtà è quella, non quella con cui fanno i conti quando escono. Non possono criticare, coloro che vengono loro proposti come eroi. La causa di tutto quello che non funziona, viene cercata all'esterno, a partire da chi cerca di contrastare il potere che li sta manipolando, inoltre sono nemici tutti coloro che più facilmente possono essere individuati come altri e che di volta in volta vengono additati dalle campagne orchestrate da chi detiene tutti i poteri.
Nel secolo scorso i dittatori hanno preso il potere con la forza delle armi, oggi lo prendono con la forza dell'informazione.
In ogni caso abbiamo un potere che dall'essere uno dei poteri, diventa il predominante, si libera (di colpo o gradualmente) degli altri e diventa assoluto (appunto sciolto, libero).
Ovviamente più un potere diventa grande e più sarà difficile contrastarlo, per questo credo che vada sempre perseguita la distribuzione del potere il più possibile e creati meccanismi che riescano a fermare le concentrazioni prima che esse diventino importanti. Il problema è come fare, trovare il modo migliore per raggiungere questo risultato, ma non credo che possano esserci dubbi sul fatto che vada ripreso il cammino della storia in questa direzione.

sabato 24 ottobre 2009

Lotta alla mafia

La mafia ormai pervade tutte le istituzioni dello stato. Le varie mafie (anche 'ndrangheta, e camorra) sono solo una manifestazione di un problema più generale che è il clientelismo. Il problema di fondo è il fatto che la politica smette di essere al servizio del bene comune e diventa un modo per convogliare denaro verso un gruppo di potere. Non c’è una differenza sostanziale tra il favore fatto dal politico della pianura padana che favorisce un’impresa amica e quello fatto da un politico siciliano ugualmente ad un’impresa da cui trae vantaggio. Il fatto che poi queste imprese (tanto quella del nord quanto quella del sud) siano in mano alla mafia, o alla ‘ndrangheta o alla camorra è sicuramente un’aggravante, ma il comportamento è lo stesso ed il male sta all’origine, proprio nel concepire la politica in questa maniera. Purtroppo ci sono anche molti cittadini (temo la maggioranza) che la concepiscono così e che si rivolgono ai politici per avere qualche vantaggio rispetto a chi non ha le stesse amicizie e conoscenze. Anche chi si rivolge privatamente al politico amico per ottenere qualcosa che gli spetti, per far valere un suo diritto, sta alimentando questo sistema, perché rivolgendosi a lui in questa maniera, per un problema personale, sta comunque cercando di scavalcare altri che ne avrebbero diritto come lui. Diverso ovviamente è se si solleva un problema e si cita il proprio caso personale solo come esempio, ma, ovviamente, non è di questo che sto parlando.
Se non si cambia questa mentalità in cui la maggior parte delle persone cerca sempre di passare davanti agli altri cercando alleanze, sfruttando amicizie e conoscenze sarà impossibile spezzare questo circolo vizioso del politico disonesto che fa gli interessi di pochi e che va avanti appoggiato da questi pochi, che però riescono a smuovere voti e consensi. Se poi la maggior parte dei politici che sono in parlamento sono arrivati in quella posizione grazie a questi meccanismi, è ovvio che non solo non potranno mai combattere questi meccanismi, ma non avranno alcun interesse a farlo.
L’unica speranza è cambiare quasi totalmente la classe politica; ma questo andrebbe fatto senza che la sostituzione si limiti ad una diversa divisa esteriore dei rappresentanti dei centri di potere criminale, a persone diverse che fanno riferimento sempre ai medesimi centri di potere. Quindi dovrebbero cambiare, prima ancora dei politici, i cittadini, o almeno la lotta andrebbe fatta in contemporanea condannando gli uni e gli altri senza temere di alienarsi consensi.
Un politico di nuovo tipo, dovrebbe anzi dire: se volete trarre da questo voto un solo vantaggio personale, se vi aspettate che io prenda una sola decisione che che non sia a beneficio di tutta la comunità, ma solo per una parte di essa, non mi votate! Se volete chiedermi favori, anche il più innocente, non vi avvicinate! Date queste premesse, inutile dire che se vi presentate con un pacchetto di voti sicuri, vi denuncio proprio.
Dovrebbe presentarsi con un programma che attacchi frontalmente gli interessi delle mafie e che miri esplicitamente a rompere questi meccanismi. Provo a fare degli esempi di alcune cose che andrebbero fatte:
- Semplificazioni delle leggi per impedire che nei suoi anfratti la faccia franca chi può permettersi tempo ed avvocati in grado di sfruttarli. Le leggi devono essere poche e chiare, senza lasciare spazio a interpretazioni per quanto possibile.
- Abolizione del segreto bancario e trattati con gli stati che lo hanno perché in caso di indagini questo non possa frenare le indagini. Leggi che semplifichino la ricostruzione di tutti i passaggi bancari, deve sempre essere chiaro, da dove partono e dove vanno i soldi. Pene severe per chiunque le eluda.
- Rimozione delle limitazioni create recentemente alle intercettazioni telefoniche e nuove condizioni per le concessionarie telefoniche per cui, in cambio della concessione, oltre a pagare il canone, dovranno fornire gratuitamente (come avviene in quasi tutti i paesi) tabulati e intercettazioni richieste dagli inquirenti.
- Carcere duro per tutti i mafiosi che non collaborano e nuove leggi per i collaboratori per cui ci siano benefici, anche maggiori di quelli attuali, per chi collabora, ma solo se non ha alcun tipo di reticenze, non deve essere più consentito di fermarsi ad un certo livello, cioè di non parlare delle collusioni politiche.
- Aggravanti per politici, funzionari, carabinieri, poliziotti, finanzieri e in genere per qualunque dipendente pubblico in caso di collusioni con la mafia, anche per semplici vicinanze. Aggravanti ulteriori se i dipendenti sono dei servizi segreti. Chiunque ha avuto condanne per reati legati alla mafia deve essere interdetto dai pubblici uffici di qualunque tipo (compresi ed a maggior ragione ovviamente quelli politici).
- Leggi che vadano a colpire i loro interessi, quindi liberalizzazione delle droghe che devono essere gestite dallo stato ed i cui ricavi devono andare esclusivamente a campagne e strutture contro l'uso delle droghe. Pene molto più pesanti delle attuali per i trafficanti e completa depenalizzazione dell'uso (non rivelare il nome del fornitore equivale ad essere considerati trafficanti). Regolamentazione della prostituzione, che deve essere tolta dalle mani di trafficanti e monitorata in tutti gli aspetti medici e sociali.
- Strumenti concreti per contrastare le estorsioni seguendo le indicazioni di coloro che si sono ribellati.
- Campagne pressanti, continue, dalle scuole alle televisioni contro la mafia che illustrino il problema, che mostrino tutte le implicazioni, che spieghino come difendersi (fornendo gli strumenti per farlo ovviamente) e che le tolgano l'alone di imbattibilità che ha attualmente; come diceva Falcone: “La mafia, come ogni fenomeno umano, ha un inizio e una fine”. Allo stesso modo devono essere censurati film e sceneggiati che ne diano una connotazione positiva.

Sicuramente ci sarebbero anche tante altre cose da fare. Basterebbe sentire gli esperti in proposito coloro che la combattono ogni giorno rischiando la vita e che invece di essere considerati eroi (in genere questo avviene dopo che sono stati uccisi, quando avviene), vengono anche denigrati ed attaccati dalle istituzioni.

mercoledì 23 settembre 2009

Il grande male italiano


C'è un principio unificatore tra le storture italiane, qualcosa che sta alla base di tutte, che le genera tutte. Se si cerca di individuare il problema maggiore del nostro paese, l'origine comune di tutte le cose che non vanno, molti indicherebbero la politica, altri la mafia, anzi le mafie, altri la corruzione, altri potrebbero individuare delle entità che in un dato momento gli sembrano messe particolarmente male, eppure stanno parlando tutti della stessa cosa: il clientelismo.
Intendo il clientelismo nella sua accezione più ampia, da quello propriamente detto del politico che trova il modo di ricompensare i suoi elettori e le loro famiglie con favori personali, a quello del politico che ricompensa intere organizzazioni le quali a loro volta controllano pacchetti di persone e chiedono in cambio favori più grandi, fino a determinare totalmente le scelte politiche del loro solidale.
Anche le mafie sono diventate (non da oggi) così potenti perché si nutrono di questi meccanismi, i loro bracci armati, le attività criminali che fanno notizia (i traffici, le estorsioni) sono secondarie rispetto al meccanismo fondamentale basato sulla clientela. Una cosa rafforza l'altra certo, ma se non ci fosse alla base il politico che li copre, che ottiene in cambio un pacchetto di voti sicuri e parte dei guadagni che verranno fatti prendendo le decisioni, non in base alle esigenze del territorio che sta governando, ma, prevalentemente, cercando di riversare una parte cospicua del denaro pubblico su cui ha controllo verso le loro attività (magari queste lecite); se non ci fosse tutto ciò, non sarebbero così forti.
In altri casi non c'è un diretto coinvolgimento finanziario, parliamo in questi casi di lobby che fanno pressione per ottenere determinate leggi (o per evitare che ne vengano promulgate altre) e che hanno dei politici di riferimento.
Ma tutto ciò non avviene solo nella politica, anche nel privato troviamo gruppi di potere che si controllano, che si favoriscono vicendevolmente, spesso portando all'inefficenza generale. Assunzioni fatte per ricompensare altri favori ricevuti, carriere determinate non dal merito ma da meccanismi di questo tipo.
In ogni parte della nostra società ritroviamo questi meccanismi: le conoscenze e le ri-conoscenze.
La politica, in particolare sembra ormai a molti fatta solo di queste cose e senza vie di uscita.
Anzi mi pare che ci siano partiti per cui è effettivamente fatta solo così e cercano di far credere che sia così per tutti, che non possa essere altro che così.
La mia impressione e speranza è che invece possa anche essere diversa, che ci siano ancora politici per cui non sia così. Alcuni sono in maniera evidente contro questo tipo di politica (se proprio vogliamo chiamarla così), ma temo che siano molto pochi. Sarebbe interessante trovare meccanismi che vadano contro questo stato di cose e che possano portare a estromettere dalla politica coloro che occupano dei posti grazie a favori forniti e ricevuti, ma ammesso che si riescano a pensare chi dovrebbe poi approvarli?
Forse un'idea potrebbe essere idearli, farli arrivare alla discussione in parlamento (e già qui credo che stia sognando) e poi vedere chi vota a favore e chi contro (ed ovviamente questo dovrebbe essere discriminante per le elezioni successive).

Ma tutto ciò avrebbe un senso, una vaga possibilità di avverarsi, se la maggioranza della popolazione si rendesse conto della gravità del problema, pensasse realmente che vada risolto, ma finché la maggioranza continua a sentirsi tra coloro che ne potrebbero trarre qualche vantaggio, o ne hanno tratto qualche vantaggio, finché non capisce che nessuno ne trae realmente beneficio, che tanti furbi creano una totalità di fessi, finché non ci sarà un vero spirito civico che porti a mettere il bene comune avanti al proprio, capendo che il bene comune è anche il proprio e che alla lunga sarà maggiore del piccolo illusorio vantaggio momentaneo, finché queste rimarranno speranze e sogni temo che affonderemo sempre più nella melma attuale...