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lunedì 23 maggio 2011

Cui Prodest?

Una delle leggi più assurde degli ultimi anni (ed è una gara dura perché di leggi assurde ne sono passate molte negli ultimi anni), è quella approvata qualche giorno fa (il 13/04/2011) al senato e detta impropriamente del processo breve (in verità sarebbe più corretto chiamarla del processo troncato). Tra i votanti ci sono stati anche 6 senatori dell'opposizione, ma questi con chi stanno realmente?
La stessa cosa è accaduta in molte altre occasioni, ci ricordiamo soprattutto di quella del 14 dicembre, quando alcuni, che teoricamente erano all'opposizione, hanno votato a favore del governo; oppure quando si doveva decidere di accorpare i referendum con le amministrative (risparmiando oltre 300 milioni e rendendo molto più probabile il raggiungimento del quorum), sarebbe bastato un solo voto per farcela e quel giorno mancavano ben 10 deputati dell'opposizione, ma questi da che parte stavano in realtà?
Pochi giorni fa è stato sequestrato e poi ucciso il pacifista Vittorio Arrigoni, da chi? Ufficialmente da cellule impazzite di un'organizzazione ultraislamica. Ma come stanno realmente le cose? Queste persone con chi stanno realmente?
Negli anni di piombo in Italia ci sono stati terroristi che si sono dichiarati di parti politiche diverse, che sembravano perseguire obiettivi diversi tra loro, che sono stati sconfitti alla fine, ma che hanno comunque influenzato molto la politica italiana e in quale direzione?
Alcuni sindacati lasciano che vengano ridotti diritti acquisiti, invece di contrapporsi alla controparte accettano le istanze di quest'ultima e contribuiscono a farle accettare ai lavoratori, firmano accordi in cui coloro che dovrebbero essere tutelati da loro lo sono sempre meno. Ma da che parte stanno realmente costoro?
La sinistra, i partiti che (in teoria) sostengono le ragioni della solidarietà, della giustizia sociale, dunque dei non privilegiati, della quasi totalità delle persone, è divisa, scomposta in un partito dove c'è di tutto (da persone che ricordano più o meno vagamente qual'è il ruolo del loro partito ad altri che non sembrano entrarci niente) ed un nugolo di partitucoli che non consentono neanche loro di arrivare ad essere rappresentati in parlamento, ma allora da che parte stanno realmente?

Potrei continuare a lungo con esempi di questo tipo, siamo pieni di situazioni in cui non è facile capire chi sia realmente colui che compie una determinata azione o dice una certa cosa.

L'unica via di uscita da questa confusione mi pare quella di chiedersi sempre:
a chi giova?
Ogni volta che non si capisce bene da che parte sta realmente qualcuno, non rimane che porsi questa domanda e tutto risulta più chiaro. Magari a volte si potrà anche sbagliare (se si prende in considerazione solo una singola ininfluente azione e non il comportamento tipico, quello attuato nelle occasioni più importanti e determinanti), sarà anche un metodo eccessivamente rozzo, ma mi pare l'unica via d'uscita. Potrà essere di difficile applicazione nei confronti di persone che a volte prendono posizioni difficilmente valutabili, che seguendo propri alti e rigorosi principi evitano volutamente di schierarsi non per timore, o per stare con il piede in due staffe, ma proprio per rigore morale. Ma anche in questo caso, può essere utile valutare l'effetto delle sue azioni più clamorose o importanti e quella possiamo dire che è la sua posizione, al di là perfino della sua percezione e volontà.

Applicando questa semplice tecnica dovremmo evitare facilmente molti inganni che vengono perpetuati regolarmente nei nostri confronti.

Ma a questo punto mi chiedo anche un'altra cosa, chi siamo noi e chi sono loro? Da che parte stiamo noi stessi?
Prima di tutto stiamo dalla parte dell'uomo e qui direi che difficilmente qualcuno potrebbe dirsi da una parte diversa, dire che è contro l'uomo, anche se i comportamenti di alcuni sembrerebbero tali.
Siamo anche dalla parte della natura ed anche qui credo che si possa essere tutti d'accordo, perché qualcuno dovrebbe essere contro? Significherebbe essere contro se stessi in ultima analisi, perché la nostra stessa esistenza è legata al mantenimento di certi equilibri, perché chiunque preferisce un'ambiente il più possibile 'naturale' ad uno degradato (certo la perversione umana non ha limiti, ma comunque in linea di massima). Posso capire però che alcuni preferiscano perseguire comunque i loro interessi, fregandosene delle conseguenze delle loro azioni sia sull'uomo che sulla natura. Però, a ben guardare, anch'essi, se non fossero accecati dall'avidità, dovrebbero stare dalla nostra stessa parte, non dovrebbero esserci parti diverse riguardo a questo, ma prendiamo atto della situazione attuale e del fatto che ci sia questa minoranza. Comunque dovrebbero essere pochissimi. Invece vediamo che gli interessi di costoro sono tutelati da molte più persone, da moltissimi che pure ne traggono solo svantaggi, ma che ciononostante li appoggiano, avendone evidentemente altri vantaggi reali o supposti (secondo me solo supposti, anzi suppostoni).
Continuando con questo ragionamento, con questa raccolta di ovvietà direi, mi pare che un'altra categoria di divisioni potrebbe trovarsi tra l'essere a favore di alcuni privilegi e/o rendite di posizione, o essere per l'abolizione di queste. In questa categoria mi pare che rientrino la maggior parte delle diatribe della politica nostrana. Quando si discute (per rimanere alle più recenti azioni del parlamento) se abbreviare la prescrizione dei processi (non abbreviarli realmente, perché per quello sarebbe necessario individuare le cause dei rallentamenti ed agire su quelle) si favorisce chi ha commesso reati (e con questo sistema la fa franca) nei confronti di chi li ha subiti (che quindi non trova giustizia); chi corrompe (uno dei reati che trarrà maggiore giovamento da questa legge) rispetto al resto della popolazione che subirà invece un danno economico (già oggi quantificato, da stime prudenti, in oltre 60 miliardi di euro!); si aiuta chi mette al rischio la sicurezza a danno di tutti noi che non siamo tutelati.
Quando si ricorre a delle astuzie per evitare che i referendum popolari raggiungano il quorum, si stanno favorendo gli interessi che venivano messi in discussione dai referendum (quelli delle multinazionali dell'acqua, quelli di chi costruirà le centrali nucleari, quelli di chi trarrà beneficio dal legittimo impedimento), dunque gli interessi di pochi, nei confronti di quelli di quasi tutti i cittadini.
Quando si tagliano i fondi per la scuola pubblica e si danno alle private, si stanno danneggiando i molti che mandano i figli alla scuola pubblica, per favorire i pochi che li mandano alle private.
Quando è stato fatto lo scudo fiscale (permettendo a chi aveva evaso le tasse, o aveva fondi neri, o comunque di provenienza più o meno illecita, depositati all'estero, di riportarli in Italia pagando solo il 5%), sono stati favoriti pochi (magari anche molti, ma comunque pochi percentualmente) rispetto a tutti gli altri che avevano pagato regolarmente le tasse.
Quando subiamo tutti i danni della crisi e vengono prospettati nuovi sacrifici, ma coloro che ne sono responsabili non subiscono alcun danno e non vengono attuate strategie per evitare che si ripetano situazioni del genere, si tutelano i loro interessi ai danni di quelli di tutta la popolazione.
Quando viene fatta una legge per cui coloro che saranno eletti vengono scelti da pochi, invece che da tutti i cittadini, si stanno favorendo appunto quei pochi a discapito di tutta la popolazione.
Quando si cerca di modificare la costituzione per togliere la sovranità al popolo e darla al parlamento (anche prima era al parlamento di fatto, ma in quando rappresentati del popolo e vengono riconosciute, con pari dignità, le altre istituzioni) si sta passando in maniera esplicita da una democrazia ad un'oligarchia (lo siamo anche ora di fatto, ma in quel caso lo saremmo legalmente), si stanno favorendo quei pochi e gli interessi che stanno loro dietro nei confronti di tutti gli altri.

Insomma in tutti questi casi dovremmo stare tutti dalla stessa parte, o almeno quasi tutti dalla stessa parte. Solo pochi privilegiati, ingiustamente favoriti, avrebbero motivo di non essere dalla nostra parte, da quella della quasi totalità della popolazione. Addirittura loro stessi potrebbero stare comunque con noi, se prevalesse in loro il senso di giustizia sull'interesse personale! Mi rendo conto che questa ipotesi sembra assurda, però, curiosamente, non ci sembra assurdo quando avviene il contrario, per cui chi è sfavorito da certe scelte accetta pazientemente l'ennesimo sopruso come inevitabile, come se non ci fosse scelta.
Dunque perché ci sono tante contrapposizioni e spaccature? Non hanno senso lotte e divisioni, se non quella tra il privilegio e la giustizia, tra i pochi privilegiati e la quasi totalità della popolazione. Tutte le altre divisioni non hanno una vera, profonda, ragione di essere e dovrebbero sempre insospettirci.
Ora questa contrapposizione, l'unica che avrebbe ragione di essere, è invece invisibile, sembra che non ci sia, al contrario tutti dicono di fare gli interessi dei cittadini. Nessuno ammette di fare gli interessi particolari di pochi (ci mancherebbe!), ma poi di fatto è così. Tanti piccoli interessi di minoranze potenti sono tutelati e quelli della maggioranza, della quasi totalità dei cittadini no!
Questo per essere chiaro, per farmi capire, poi le cose sono un po' più complesse. Le varie fazioni tutelano magari gli interessi di alcune categorie di persone rispetto ad altre, in alcune questioni su cui vengono puntati i riflettori, si cercano di mettere in contrapposizione interessi particolari invece di trovare soluzioni che accontentino tutti (ma fare regali a qualcuno), ma tutto questo accade sempre su cose secondarie, di effetto ma non di sostanza, ci spacchiamo sugli anni di Ruby,; sulle case a Montecarlo; su dove smistare coloro che arrivano con i barconi (una piccola percentuale di coloro che ogni anno arrivano nel nostro paese); sul colore dei calzini di un magistrato; sull'appendere o meno il crocefisso; sul come tassare di più o di meno, togliendo da una parte ed aumentando da un'altra (ma sempre e comunque gli stessi, senza veri tentativi di far pagare tutti).
Coloro che detengono realmente il potere (i beneficiari delle leggi che favoriscono pochi a discapito di molti), sono riusciti a confondere le acque, a creare spaccature dove non hanno reale motivo di esservi, dunque dobbiamo dotarci di strumenti che vadano nella direzione contraria.
Uno strumento fondamentale per iniziare a fare chiarezza mi pare proprio quello di chiederci sempre:  
CUI PRODEST?



Questo post era già stato pubblicato e commentato il 22/04/2011 su Blog Drome



venerdì 22 aprile 2011

Non diamo in appalto la nostra anima


In quella parte dell'animo umano più profonda, lì dove finisce il razionale, il conosciuto ed inizia ciò che ancora non si riesce ad afferrare e che forse non è conoscibile, in questo terreno dove è difficile entrare, quasi negato da alcuni, ma capace di guidare la persona verso comportamenti che vanno assolutamente al di là di quello che è determinato dai geni, dalla sua natura animale, dalla sua stessa sopravvivenza, possono insinuarsi impostori e portare le persone dove non dovrebbero.

La spiritualità è certamente insita nell'uomo, non credo che sia una costruzione culturale, c'è un bisogno profondo di andare oltre il conosciuto, di dare un senso a ciò che sembra sfuggire alla ragione. Forse è semplicemente quella parte di confine tra il conosciuto e lo sconosciuto che riusciamo ad affrontare solo con l'intuito, riservandoci però la possibilità di portarla alla luce con la ragione, non appena saremmo in grado di farlo. Invece se si cristallizza, se diventa scritto, se addirittura diventa una struttura solida, potente, non è più in grado di svolgere questa funzione e finisce per essere un freno a questo processo (che invece ha bisogno di fluidità). Se quelle intuizioni di qualcosa oltre ciò che già conosciamo, pretendono di diventare non più discutibili, assolutamente immobili, smettono di essere uno strumento verso l'elevazione e la conoscenza e finiscono per diventare uno strumento potentissimo in mano a chi cinicamente lo sfrutta per i propri interessi.

Credo dunque che sia indispensabile distinguere tra la spiritualità e le religioni istituzionalizzate, da una parte infatti abbiamo una spinta verso una forma particolare di conoscenza, di rapporto con l'esistente e con gli altri, dall'altra la cristallizzazione di alcune particolari intuizioni legate ad un momento storico, ad una comunità, a tradizioni ben precise che poi sono proposte anche al di fuori di questo contesto. La mia sensazione è che la spiritualità tenda ad unire, a favorire il superamento di ciò che ancora non ha trovato un suo ordinamento definitivo, mentre le religioni istituzionalizzate tendano a dividere, perché ognuna si sente depositaria della verità assoluta ed in quanto assoluta non tollera che ci siano altre verità. Ovviamente nella realtà le cose non sono mai così nette come quando si tenta di descriverle, all'interno delle istituzioni religiose ci sono persone mosse da un autentico sentimento spirituale e al di fuori ci sono anche persone che si sentono mosse da intuizioni mistiche, ma che stanno solo raggirando se stesse e chi li segue.

Così mi sento in sintonia con le motivazioni di chi si pone contro le religioni, perché in loro nome si sono combattute guerre (ma poi, a ben vedere, esse erano solo la copertura di motivazioni diverse, principalmente economiche, però faceva comodo ammantarle in questa maniera per ottenere il consenso delle masse); con chi si pone contro di esse in quanto freno alla conoscenza, credo infatti che se le sue tematiche vengono realmente approfondite da una ricerca sincera possono essere al contrario uno sprone alla conoscenza e probabilmente lo sono state in molte occasioni, ma effettivamente se sono ferme nei loro 'dogmi', se ci sono affermazioni, presunte verità, che non possono essere messe in discussione e di cui si è persa l'origine, sono effettivamente un freno; e mi sento in sintonia con chi teme che vengano utilizzate per far accettare cose che altrimenti non sarebbero accettate e le cui motivazioni reali non sono quelle religiose.
Effettivamente la religione è spesso stata utilizzata da chi deteneva il potere per evitare che venisse messo in discussione, per evitare che le popolazioni si ribellassero contro le ingiustizie sociali, la sua autorità è spesso stata utilizzata per convincere, quando non c'erano altri modi per farlo.

Ma mi sento anche in sintonia con chi vive un autentico sentimento religioso, con chi intuisce un ordine superiore a quelli che conosciamo con la razionalità, con chi cerca di migliorarsi, con chi ha trovato un nuovo modo di vivere più in armonia con ciò che lo circonda. Mi permetto solo di suggerire di mantenere sempre aperta anche la ragione e di non accettare supinamente imposizioni e precetti, di cui non si comprende il senso, solo per l'autorità di chi li raccomanda.






Questo post era già stato pubblicato e commentato il 31/12/2009 su Blog Drome






Il discorso è stato ripreso parlando più specificatamente della chiesa nella risposta ad un'altro post sempre su Blog Drome:


Considero la chiesa cattolica apostolica romana un'istituzione politica, uno stato molto potente che non ha carri armati e divisioni (per riprendere una famosa battuta), ma è potente grazie alla sua diplomazia, grazie alla sua capacità di influenzare grandi masse in molti stati. È nata sulla base di un insegnamento rivoluzionario, da una delle più alte vette raggiunte dall'animo umano, ma ha cristallizato e spento questi insegnamenti, finendo in molti casi per fare il contrario di quanto raccomandato da quegli insegnamenti.
Al suo interno ci sono persone di tutti i tipi, come in ogni società e dunque ci sono anche tante ottime persone, persone che dedicano tutta la loro vita agli altri, persone che hanno solo nobilissimi propositi ed altre che ce li hanno molto più materiali.
A volte ho pensato che in realtà il Vaticano sia un residuo dell'impero romano, da Costantino in poi esso si è trasformato e mantenuto sotto queste false spoglie, dunque ha utilizzato quegli insegnamenti per dare al popolo quello che chiedeva, per contentarlo quanto basta, ponendo paletti, celando e lentamente trasformando quanto poteva dar fastidio al suo potere.
Ma al di là di teorie forse un po' bislacche, quello che oggettivamente è oggi, quello che vediamo, al di là di valutazioni religiose, spirituali o morali, è un'organizzazione che, nelle sue più alte gerarchie, persegue potere e denaro come tante altre organizzazioni. Grazie alla sua influenza su milioni di 'fedeli', condiziona la politica del nostro paese ed appoggia i partiti in cui sono persone attigue a comitati di affari che si trovano anche al suo interno, scambia anche senza troppo nasconderlo il suo appoggio politico con vantaggi economici per la sua organizzazione e finisce, in alcuni casi, per proporsi obiettivi contrari al benessere degli individui, al fine di incrementare la sua influenza: proibizione del preservativo anche dove potrebbe salvare milioni di persone dall'AIDS; contrarietà all'aborto regolamentato finendo dunque per favorire quello illegale (da quando c'è la legge che lo regolamenta, con tutte le politiche che lo accompagnano sono diminuiti enormemente gli aborti, dunque la legge non era pro-aborto, regolamentare non significa favorire); viene vietato l'uso delle cellule staminali per la ricerca, togliendo la possibilità di trovare nuove cura a malattie gravissime, lasciando che quelle stesse cellule vengano invece distrutte e tanti altri esempi si potrebbero fare.
Riguardo agli scambi con la politica, senza andare molto indietro, mi viene in mente l'aiuto dato all'attuale governo (l'appoggio alle coalizioni destro-leghiste è stato decisivo in diverse occasioni, in particolare in Piemonte e Lazio), in cambio dei finanziamenti alle scuole private cattoliche (in una fase di tagli drastici alla scuola pubblica già disastrata, quei finanziamenti - incostituzionali - sono invece stati incrementati).
Per tornare a temi più attuali c'è questo fatto molto inquietante: Ad Agrigento la Chiesa manda un opuscolo per sostenere il nucleare.
Inquietante perché non mi pare che abbia alcuna attinenza con la religione né essere a favore né essere contro (semmai sarebbe più coerente essere contro, vista la ricerca della naturalità in altri ambiti, la paura della scienza, manifestata spesso, il timore del nuovo ecc.).
Perché saranno a favore dunque? E perché proprio in Sicilia? Chi le deve costruire le nostre centrali?

mercoledì 18 novembre 2009

Le concentrazioni di potere

Se il potere fosse realmente distribuito non ci sarebbero problemi politici, sociali, economici.
Proviamo ad immaginare una comunità umana il più semplice possibile, praticamente poche famiglie che condividono i frutti del loro lavoro. Situazione apparentemente idilliaca e irrealistica. Probabilmente all’alba della civiltà, una tale convivenza sarebbe stata possibile solo in un ambiente molto ricco di risorse naturali e senza altri insediamenti. Altrimenti, se non ci fossero state sufficienti risorse, avrebbero finito per lottare tra di loro, se ci fosse stata abbondanza prima o poi sarebbero arrivati altri gruppi con l’intenzione di appropriarsene ed avrebbero dovuto lottare per difendere il proprio territorio e le proprie risorse. In ogni caso si vengono a stabilire, a seguito di lotte reali o potenziali, nuovi rapporti di forza in cui c’è chi gode maggiormente delle risorse offerte dalla natura e dal lavoro umano e chi deve accontentarsi di meno. Quindi che ci sia il singolo più forte, o il gruppo più forte che prevarica l’altro, sembra proprio inevitabile che ci siano disparità. Nelle prime civiltà di cui abbiamo notizie abbiamo già situazioni di stratificazioni sociali, con alcuni che hanno privilegi e maggiore accesso alle risorse. Probabilmente quelle piccole differenze, che avevamo ipotizzato come esperimento mentale, si sono accentuate insieme alla crescente complessità delle civiltà. Quindi, in epoche e regioni diverse, assistiamo ad un evidente accentrarsi del potere, per cui chi si trova in una posizione di forza, riesce ad aumentarlo ulteriormente. Anche le prime regolamentazioni erano asimmetriche, servivano proprio a chi aveva potere per mantenerlo e accentuarlo. C'era chi aveva doveri e chi diritti. Era come se, più o meno esplicitamente, si dicesse: noi potremmo schiacciarvi facilmente in ogni momento, se volete vivere (o sopravvivere) accettate questa situazione.
Successivamente con la democrazia greca, con il diritto romano, le regole hanno cercato di rifarsi a principi di giustizia generali, ideali. La tendenza generale, almeno negli ultimi secoli e al di là di oscillazioni temporanee, è stata quella di fare regole, nate come concessione dall'alto, ma rifacentesi ad un senso sempre più maturo di giustizia, magari partendo da precetti religiosi. Gradualmente maturò una sorta di contratto tra chi detiene il potere e chi è governato.
Ma è solo con le rivoluzioni che le costituzioni, le leggi si pongono come obbiettivo anche quello distribuire in maniera equa il potere, di contrastare concentrazioni di potere, che si persegue veramente l'uguaglianza tra i cittadini.
Non vorrei addentrarmi sul lato giuridico e storico ma solo provare ad immaginare la storia umana, come una lotta tra l’accentramento del potere e le regole per limitarlo. Magari non è stato sempre così, ma, in teoria lo è oggi. La regola aurea che ‘la legge è uguale per tutti’ stabilisce, intuitivamente, proprio che non ci sono più nobili, reali, persone che sono sopra le regole, ma che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. Questo principio sembra proprio uno spartiacque tra un epoca in cui le regole erano impartite dall'alto, da chi imponeva le sue regole ad i suoi sudditi ad una in cui siamo tutti cittadini uguali davanti alla legge. Alcuni, per un certo periodo, sono delegati a fare nuove regole, a migliorare quelle che ci sono, a organizzare la società nel modo migliore per tutti, ma non sono diversi dagli altri. Alcuni hanno più mezzi finanziari, ciò gli permette di avere un impatto maggiore sulla società e in definitiva, proprio per questo, anche di incrementare ulteriormente questa superiorità economica con più facilità, ma non hanno più diritti.
Quindi siamo tutti soggetti alle stesse regole, ma queste regole hanno un impatto diverso su ognuno di noi in base al ruolo che ricopriamo, in base al potere che abbiamo. Più si ha potere e più queste regole ci toccano poco, perché abbiamo più mezzi per sottrarci ad esse, ma anche per far si che mutino nella direzione che ci fa più comodo.
Se chi possiede il potere economico riesce a piazzare delle regole che, invece di limitare, accentuano la propria posizione, il potere legislativo sta venendo meno alla propria funzione, ma questo sta avvenendo in molte delle società occidentali, in maniera più o meno evidente. Se coloro che hanno più potere si accordano tra loro per rafforzare le loro posizioni, eliminando eventuali limiti alla loro azione e ponendoli invece a chi potrebbe contrastarli, gradualmente si sta togliendo anima e senso alla democrazia, pur mantenendone l'aspetto esteriore. Il potere legislativo è controllato, in democrazia, dal potere del popolo esercitato con il voto, ma se le masse non sono messe correttamente al corrente di leggi fatte per andare contro di loro, questo potere non può essere esercitato liberamente. Quindi è indispensabile che ci sia un’informazione libera di informare liberamente, ma libera anche da condizionamenti economici, che, altrimenti, potrebbe essere interessata a non far conoscere alcune cose, o a farle conoscere in maniera deformata. Ecco allora che le concentrazioni di potere sono di una gravità enorme, scardinano la democrazie dal di dentro senza che si abbia la piena consapevolezza di ciò.
In Italia questo processo sembra aver preso una strada senza via di uscita, in cui chi ha il potere economico e politico (che già non dovrebbero coincidere nella stessa persona per quello che abbiamo detto), ha anche il controllo della maggior parte dei mezzi di informazione per cui le masse, sono sistematicamente informate in maniera da orientare le loro posizioni nel modo che fa più comodo a chi detiene il potere. Così la maggior parte delle persone ha una percezione molto limitata delle cause del disagio che prova quotidianamente, chi dovrebbe migliorare le proprie condizioni (o almeno non peggiorarle) è percepito come benefattore, paladino del bene comune, non viene proprio preso in considerazione che proprio lui può essere l'origine del peggioramento. La sistematica creazione di una sottocultura nutrita dalle televisioni ha creato e mantenuto una moltitudine di incapaci di critica, pronti a credere a tutto quello che gli dice la TV, la loro realtà è quella, non quella con cui fanno i conti quando escono. Non possono criticare, coloro che vengono loro proposti come eroi. La causa di tutto quello che non funziona, viene cercata all'esterno, a partire da chi cerca di contrastare il potere che li sta manipolando, inoltre sono nemici tutti coloro che più facilmente possono essere individuati come altri e che di volta in volta vengono additati dalle campagne orchestrate da chi detiene tutti i poteri.
Nel secolo scorso i dittatori hanno preso il potere con la forza delle armi, oggi lo prendono con la forza dell'informazione.
In ogni caso abbiamo un potere che dall'essere uno dei poteri, diventa il predominante, si libera (di colpo o gradualmente) degli altri e diventa assoluto (appunto sciolto, libero).
Ovviamente più un potere diventa grande e più sarà difficile contrastarlo, per questo credo che vada sempre perseguita la distribuzione del potere il più possibile e creati meccanismi che riescano a fermare le concentrazioni prima che esse diventino importanti. Il problema è come fare, trovare il modo migliore per raggiungere questo risultato, ma non credo che possano esserci dubbi sul fatto che vada ripreso il cammino della storia in questa direzione.